In questa categoria vi sono raccolti tutti i miei articoli, con suggerimenti e consigli utili sugli alimenti e le loro proprietà.

la frutta secca

La Frutta secca: caratteristiche, benefici e proprietà

Da sempre e non solo da ora perché è di moda, consiglio ai miei pazienti l’assunzione di frutta secca, non in particolari periodi, ma in tutto l’arco dell’anno, questo perché essendo ricca di sali minerali, vitamine, fibre e grassi insaturi, possiede una grandissima quantità di proprietà che ne fanno un alimento pratico, ideale in particolar modo a colazione.

frutta secca

Frutta secca: quante sono le sue varietà?

La frutta secca si può suddividere in due categorie:

1) a guscio, o frutta oleosa (o lipidica), ricca di grassi e povera di zuccheri;

2) polposa, o frutta non oleosa (o glucidica), disidratata, ricca di zuccheri e povera di grassi.

Ecco le caratteristiche

La frutta secca a guscio

La frutta secca a guscio comprende noci, nocciole, mandorle, pinoli, arachidi, pistacchi, castagne, noci di cocco.

Questi frutti hanno poca acqua, pochi zuccheri e una buona quantità di proteine (circa il 12-13% per 100 g di alimento). La frutta secca a guscio è molto ricca di vitamina B ed E, di cui sono note le proprietà antiossidanti. Inoltre, è ricchissima di sali minerali come magnesio, potassio, ferro, rame, fosforo e calcio e di fibre.

La frutta secca polposa

La frutta secca polposa comprende fichidatterialbicoccheprugneuva passa.

Questi frutti si caratterizzano per l’alto contenuto di zuccheri e di fibre, e per quello bassissimo, se non del tutto assente, di grassi. Essi sono anche ricchi di sali minerali e vitamine.

In particolare:

  • datteri sono una buona fonte di magnesio, potassio, fosforo e vitamine; l’albicocca fornisce fibre, magnesio, potassio, calcio, fosforo e carotene;
  • l’uva passa è ricchissima di potassio, fosforo, magnesio, calcio, fluoro, di fibre e di vitamina E;
  • fichi secchi contengono discrete quantità di vitamine e sali minerali e hanno proprietà antinfiammatorie e lassative;
  • le prugne secche contengono fibre, sali minerali e possiedono alte concentrazioni di vitamina A e betacarotene, sostanze antiossidanti. Le prugne sono, inoltre, energetiche, disintossicanti, depurative e aiutano la funzionalità intestinale.

Proprietà e benefici della frutta secca

La frutta secca è ricca di grassi e potrebbe far ingrassare, se mangiata in abbondanza, eppure se ne consumiamo dai 20 ai 30 grammi al giorno lontano dai pasti possiamo ricavarne tanti benefici perché contiene alcune vitamine importanti. Inoltre la frutta secca è ricca di sali minerali, come magnesio e fosforo, e di fibra.

Come si diceva, i benefici della frutta secca sono molteplici e, per questo motivo, molti nutrizionisti la introducono nelle diete. Vediamo quali sono:

  1. Aiuta l’intestino: la frutta secca contiene molte fibre alimentari  che aiutano la digestione, inoltre le sue proprietà lassative sono utili all’intestino in caso di stitichezza. Ad avere potere lassativo sono soprattutto le prugne secche.
  2. Abbassa il colesterolo: la frutta secca, soprattutto quella lipidica, aiuta ad abbassare il colesterolo cattivo (LDL) tenendo alto quello buono (HDL) una proprietà unica da tenere in considerazione e che riduce anche il rischio di arteriosclerosi e di malattie cardiovascolari.
  3. Benefici per pelle e capelli: la frutta secca dona benefici anche alla nostra pelle grazie alla vitamina E e alle proprietà antiossidanti che rallentano l’invecchiamento cutaneo prevenendo rughe e segni del tempo. Le mandorle hanno invece effetti benefici su acne e brufoli. Inoltre lo zinco stimola la ricrescita dei capelli.
  4. Fegato: la frutta secca ha proprietà antinfiammatorie che agiscono in maniera benefica sul fegato evitando di sovraccaricalo.
  5. Consigliata a chi fa sport: soprattutto la frutta secca oleosa, per la sua azione nutriente e perché fornisce minerali utili dopo lo sforzo fisico e l’allenamento.
  6. Utile in gravidanza e allattamento: la frutta secca oleosa è un toccasana per le donne in gravidanza grazie al suo effetto lassativo e al contenuto di acido folico, basta mangiarne 30 grammi tre volte a settimana per tenere anche sotto controllo il peso.

 

quando mangiare frutta secca

Quando è consigliato consumare la frutta secca

Data la sua ricchezza di sostanze nutritive, la frutta secca andrebbe consumata in quantità moderata e lontano dai pasti principali; andrebbe evitata soprattutto la sera a fine pasto, poiché essa appesantisce la digestione e fornisce un eccesso di calorie.

È, invece, un toccasana per la salute a colazione, come spuntino tra un pasto e l’altro e come snack energetico per chi fa attività sportiva, per gli studenti e, infine, per le donne in gravidanza, grazie ai benefici che apporta a loro e al feto.

Frutta secca: Benefici e le controindicazioni

Tra la frutta secca a guscio, definita come “frutta oleosa” o “lipidica”, troviamo le noci, le nocciole, le mandorle, i pinoli, gli arachidi, i pistacchi, le castagne e le noci di cocco.
Come accennato precedentemente, è particolarmente ricca di grassi cosiddetti ‘buoni’(90%).

Ha un alto contenuto di acidi grassi insaturi e polinsaturi delle serie Omega-6 e Omega-3, che rappresentano degli ottimi alleati della salute in quanto aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, riducendo conseguentemente la probabilità di sviluppare patologie cardiovascolari.
E’ opportuno evitare di consumare la frutta secca oleosa tostata, in quanto il calore distrugge i grassi contenuti al suo interno.
Inoltre, la frutta lipidica è una fonte ricca di sali minerali, come il magnesio, il potassio, il ferro, il rame, il fosforo e il calcio, di fibre e di proteine e grazie all’alto contenuto di vitamina B e E, ha preziose proprietà antiossidanti.

Frutta secca polposa: benefici

La frutta secca polposa, invece, comprende i fichi, i datteri, le albicocche, le prugne e l’uva passa: tutti frutti caratterizzati da un bassissimo contenuto di grassi e particolarmente ricchi di zuccheri, fibre, sali minerali e vitamine.
Entrando nel dettaglio, i datteri sono degli ottimi alleati della salute in quanto sono fonte di magnesio, potassio, fosforo e vitamine.
L’albicocca, invece, è particolarmente ricca di fibre, magnesio, potassio, calcio, fosforo e carotene; mentre l’uva passa fornisce all’organismo potassio, fosforo, magnesio, calcio, fluoro, di fibre e di vitamina E. Integrando i fichi secchi nella propria dieta, noti per le proprietà antinfiammatorie e lassative, si procurano all’organismo importanti vitamine e sali minerali. Infine, le prugne secche ricche di fibre, sali minerali, vitamina A, betacarotene, sostanze antiossidanti, oltre ad essere disintossicanti e depurative, rappresentano una vera e propria fonte di energia e sono preziose per ragliare la funzionalità intestinale.

snack frutta secca

Come assumere la frutta secca

Gli esperti consigliano di consumare la frutta secca, sempre in quantità moderata, lontano dai pasti. È perfetta come spuntino o come snack per chi pratica sport, per fornire all’organismo le energie necessarie per portare a termine l’allenamento.

Inoltre, rappresenta un ottima fonte di nutrienti ed energie se consumata a colazione, all’interno di un piano alimentare vario e salutare.
La frutta secca fa bene ed è un valido alleato anche per gli studenti e per le donne in gravidanza. 

Un recente studio, condotto da un team di esperti del Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal), ha dimostrato che la sua assunzione quando si è in dolce attesa sarebbe associata a un incremento dell’intelligenza dei nascituri.

Secondo quanto emerso dalla ricerca che ha monitorare un campione composto da 2.200 mamme in dolce attesa, i bimbi nati da donne che avevano assunto frutta secca nei primi tre mesi di gestazioni avrebbero migliori funzioni cognitive, di memoria e attenzione rispetto ai piccoli dati alla luce da madri con diete differenti.

La frutta secca è sconsigliata invece a chi soffre di patologie dell’apparato digerente, quali colite, rettocolite ulcerosa, gastrite, ulcera e morbo di Crohn, a causa della grande quantità di fibre in essa contenuta. I diabetici, coloro che presentano problemi renali e le persone che seguono una dieta ipocalorica, devono evitare soprattutto la frutta secca polposa per il suo alto apporto di zuccheri.

Calorie della frutta secca

La frutta secca ha una buona resa in termini di calorie infatti, a differenza della cottura tradizionale, il processo di essiccazione, facilmente riproducibile con pochi strumenti anche a casa, consente di conservare in maniera economica tutte le proprietà benefiche della frutta, le vitamine e le fibre. Vedi il mio articolo sulle calorie frutta

Spreco alimentare cosa fare

Spreco alimentare: Cosa fare per evitarlo?

Parola d’ordine sullo Spreco alimentare: Sprecare di meno!

Uno degli obiettivi che dovremmo porci per incentivare una corretta cultura alimentare è l’attenzione quotidiana e consapevole al tema dello spreco alimentare.

Questo vale sicuramente per tutta la filiera, dal produttore al consumatore, per cui riguarda proprio ciascuno di noi personalmente.

Cerchiamo di comprendere insieme di cosa si tratta.

spreco alimentare

Cosa è lo spreco alimentare?

Lo spreco alimentare è un problema emergente, aumentato esponenzialmente con la crescita economica, che coinvolge l’utilizzo eccessivo e non controllato di molteplici risorse come l’energia, l’acqua, la terra, con effetti nocivi sulla salute e sulla qualità di vita.

La definizione di “spreco alimentare” non è univoca, ma per lo più si intende l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare che – nonostante siano ancora commestibili- per varie ragioni vengono eliminati o smaltiti.

Prendendo in prestito la definizione americana, abbiamo una duplice declinazione:

  • Food losses, gli sprechi della prima parte della filiera alimentare parliamo di produzione, raccolto e prima trasformazione.
  • Food waste, gli sprechi che avvengono nella parte finale della filiera vale a dire trasformazione industriale, distribuzione, consumo domestico e ristorazione.

Di fatto, lo spreco alimentare riguarda l’intera filiera agroalimentare, giacché il cibo si spreca a vari livelli: nella coltivazione, nella produzione agricola, nella produzione e trasformazione industriale, nella distribuzione e, ovviamente, nel consumo domestico.

Quanto sprechiamo

Quanto sprechiamo?

Nel primo studio realizzato dalla FAO nel 2011, riguardante l’impatto che lo spreco di cibo ha sull’ambiente, emerge che ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a circa 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano.

Consigli per ridurre lo spreco alimentare

Anche se la maggior parte dello spreco alimentare avviene nelle filiere e solo in parte nel consumo domestico, è importante che tutti noi impariamo a non sprecare e adottiamo scelte più consapevoli per la salute e l’ambiente.

Lo spreco alimentare inizia nelle famiglie, infatti spesso si cucina più del necessario e avanza cibo non ben gestito e riutilizzato.

Molte volte e qui mi ritrovo sempre a dirlo ai miei pazienti si compra più del necessario cucinando di conseguenza troppo per ragioni culturali ed economiche, si conservano anche male i prodotti in frigo.

Ecco alcuni semplici suggerimenti facili da sviluppare che già ho citato in un altro mio articolo e che qui riassumo:

  1. Controllare sempre la data di scadenza del cibo sulle etichette, per informarti come devi fare vai a etichette alimentari.
  2. Disporre gli alimenti nel frigo alle giuste temperature
  3. Rispettare il più possibile la temperatura durante il trasporto merci
  4. Se avanza il cibo fuori casa, chiedere il familiy bag
  5. Conservare bene i prodotti confezionati aperti
  6. Riutilizzare gli avanzi e gli scarti, congelandoli, o usandoli per nuove ricette
  7. Programmare la spesa in funzione delle esigenze

Tutti dobbiamo essere chiamati a combattere lo spreco con piccoli gesti quotidiani, con maggiore consapevolezza nella conoscenza del cibo, negli acquisti e nella gestione, uso e riuso dei prodotti alimentare.

Lo spreco alimentare, gestito bene può diventare davvero una risorsa e un opportunità e rientra a pieno titolo nello sviluppo di una cultura alimentare più consapevole.

come leggere le etichette

Etichette alimentari: cosa sono

Etichette alimentari parliamone , e partiamo subito con il dire che un attenta lettura di queste è essenziale per una giusta spesa e per la nostra salute!

Leggere le etichette alimentari ci permette di conoscere l’alimento in tutte le informazioni sullo stesso, ma leggerla bene ci permette di diventare consumatori consapevoli e critici in grado di scegliere in base alla quantità del prodotto e di valutarne il consumo e la frequenza più adatte nell’ambito di una dieta sana ed equilibrata.

etichette alimentari

Cosa è l’etichetta alimentare?

Voglio innanzitutto spiegare cosa si intende con questo termine: l’etichetta è il documento di riconoscimento del prodotto alimentare, l’insieme delle indicazioni che compaiono sulla confezione attraverso le quali il produttore fornisce informazioni essenziali sui prodotti:

  • quantità netta,
  • data di scadenza,
  • modalità d’uso e via dicendo

così come informazioni utili ma non essenziali ad esempio, dettagli sul riciclaggio.

L’etichetta riporta anche le informazioni nutrizionali del prodotto e fornisce una serie di indicazioni importanti per le scelte alimentari.

Cosa è un etichetta alimentare

Quali indicazioni obbligatorie sono riportate sull’etichetta, e che dovete guardare quando comprate un alimento?

Mi sono già soffermata su questo aspetto dove ti ho spiegato in maniera più approfondita come e cosa leggere nelle etichette alimentari, nel mio articolo precedente etichettature alimentari come imparare a leggerle  pertanto qui mi limiterò a elencarti le indicazioni che devono essere indicate  e sicuramente ti confermo che è importante controllare che sull’etichetta siano riportate le seguenti indicazioni, obbligatorie per legge.

  • La denominazione di vendita
  • L’elenco degli ingredienti
  • Il quantitativo netto
  • Il termine minimo di conservazione e la data di scadenza
  • Il lotto di appartenenza
  • La modalità di conservazione e di utilizzazione
  • Le istruzioni per l’uso
  • Il luogo di origine e di provenienza
  • Il nome, o la ragione sociale, o il marchio depositato, e la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento
  • Il titolo alcometrico volumico effettivo ovviamente per le bevande con contenuto alcolico superiore al 1,2% in volume.

L’etichettatura come già spiegato in un altro articolo è disciplinata dal Regolamento Europeo 1169/2011 con relativi aggiornamenti, che semplifica le norme precedenti sull’etichettatura degli alimenti, introducendo delle novità.

Tra le più importanti per la salute :

La dichiarazione del contenuto calorico, divenuta obbligatoria dal 13/12/2016, deve riportare uno specifico riferimento per gli zuccheri e il sale.

Gli allergeni devono essere specificati tra gli ingredienti con un carattere diverso

Il tipo di oli e grassi devono essere specificati tra gli ingredienti, superando la vecchia dicitura “oli vegetali” e “grassi vegetali”.

Etichette e data di scadenza

Attenzione infine alle diciture “da consumarsi preferibilmente entro…” che indica il giorno oltre il quale la qualità nutrizionale dell’alimento non è completamente assicurata e potrebbe diminuire nei giorni successivi, e la dicitura “da consumare prima di…” che indica la data entro la quale il prodotto deve essere consumato.

La confusione sulle date di scadenza spinge spesso il consumatore a non consumare bene il cibo ed è una causa importante di spreco alimentare.

 

Fertilità femminile e Dieta perchè importante?

Fertilità femminile vuol anche dire seguire una dieta, vale a dire un giusto ed equilibrato piano alimentare che ci porti a preparare il terreno per una dolce sorpresa.

fertilita femminile e dieta

E’ così scopriamo che un aiuto per la cicogna può venire anche dalla dieta

Alcuni alimenti, infatti, sono ricchi di vitamina B, che favorisce l’impianto dell’embrione, o di zinco, che favorisce il concepimento (e la fertilità monello), ma soprattutto, è importante mangiare sano.

Infatti una ricerca della Harvard School of Public Health condotta su più di 17.500 donne che cercavano una gravidanza.

Chi seguiva una dieta sana aveva una riduzione pari al 66 per cento del rischio di infertilità per problemi di ovulazione e concepimento e del 27 per cento per altre cause rispetto alle donne che non si attenevano a schemi alimentari corretti.

Senza dimenticare che il sovrappeso o il sottopeso hanno entrambi una notevole influenza sulla fertilità .

Qual è, allora, la dieta pro-gravidanza, in che modo la fertilità femminile si lega ad un corretto piano di alimentazione?

Partiamo dal presupposto che non esiste una vera e propria dieta, ma esiste un corretto piano alimentare facilitatore di preparazione e accoglienza alla possibilità di un nuovo dolce arrivo per le future mamme.

Così ragionando allora io consiglio che in primis non dovrebbero mancare sulla tavola di chi è alla ricerca di un figlio per esempio gli acidi grassi monosaturi (olio extravergine di oliva) evitando i grassi idrogenati in sostituzione di quelli trans-saturi (tipici degli oli di frittura, snack salati e merendine).

Ad ogni pasto non dovrebbe mai mancare una fonte proteica preferendo alla carne (proteine di origine animale) i legumi (proteine di origine vegetale), che sono anche una buona fonte di zinco, che favorisce il concepimento e la qualità degli ovociti oltre alla fertilità maschile.

Altra fonte proteica fondamentale è il pesce, che è ricco di zinco e di omega 3, acidi grassi che contribuiscono a mantenere in buona forma l’apparato riproduttivo. Gli omega 3 (contenuti in sardine, sgombri, salmone, merluzzo e aringhe) concorrono a garantire un normale sviluppo del sistema nervoso del feto, soprattutto se assunti nell’ultimo trimestre di gravidanza e, per il bambino, nei primi mesi di vita.

Di zinco, inoltre, sono ricchi il latte, la carne, le uova, il lievito di birra e anche i frutti di mare come le ostriche. Per quanto riguarda i carboidrati, invece attenzione all’indice glicemico.

Preferire, quindi, quelli a basso indice glicemico come pasta, riso e pane integrali a quelli raffinati. Questi ultimi stimolano maggiormente la produzione di insulina perché fanno innalzare più rapidamente e più significativamente la glicemia, meccanismo che può influenzare negativamente il delicato equilibrio della riproduzione.

fertilita alimentazione dieta

Il buffet della gravidanza, poi, deve ovviamente comprendere frutta e verdura fresche di stagione, ricche di vitamine, minerali oligo elementi e sostanze antiossidanti, in grado di proteggere le membrane cellulari. Anche il ferro ovviamente è essenziale: lo si trova nel tuorlo d’uovo, nelle verdure a foglie verdi (ma attenzione, perché questa forma chimica non è assorbibile dal nostro organismo, al contrario di quello contenuto nella carne), fagioli, frutta secca, ma, soprattutto, nella carne bianca e rossa, che quindi non deve essere assolutamente bandita dalla dieta, ma consumata nelle giuste quantità e frequenze settimanali.

Il mio consiglio è di seguire un regime alimentare equilibrato, che assicuri l’apporto di tutte le sostanze necessarie all’organismo per ‘funzionare’ bene. Una raccomandazione, invece, è quella di limitare il consumo di caffè e alcolici, non fumare e svolgere un regolare programma di attività fisica”. 

Vitamine D

 “Le donne che sono alla ricerca di una gravidanza dovrebbero assicurarsi un giusto apporto di acido folico (vitamina B9), che è presente in molti alimenti (fegato, arance, broccoli, spinaci, fagioli, lievito, tuorlo d’uovo, barbabietole, pane integrale) e la cui carenza può causare danni gravi al feto.

Esiste, infatti, una relazione tra bassi livelli di acido folico nella madre e presenza nel feto di difetti del tubo neurale, cioè malformazioni del sistema nervoso che causano palatoschisi, danni cerebrali con difficoltà di crescita ed apprendimento, anencefalia, cefalocele e spina bifida.
Assumere acido folico all’inizio della gravidanza (meglio ancora se si cominciasse ad assumerlo uno o due mesi prima di un eventuale concepimento) diminuisce del 50-70 per cento l’insorgere di queste anomalie.

Altrettanto fondamentale è il ruolo della vitamina B6 che, oltre ad alleviare i problemi di nausea e vomito, che spesso affliggono le gestanti nei primi tre mesi, aumenta le probabilità di concepimento e diminuisce il rischio di aborti.

La vitamina B6 si trova nel lievito di birra, nei prodotti integrali, nel fegato, nel pesce, nell’albume delle uova, nel mais, nel latte, nella frutta, nei vegetali verdi, nell’olio di germe di grano e nella carne”.

obesità femminile

Il peso come influenza della fertilità

 “Numerosi studi clinici dimostrano come una adeguata quantità di tessuto adiposo ed una corretta distribuzione del grasso corporeo siano fattori critici per l’insorgenza e la persistenza di regolari cicli mestruali. Per quanto riguarda la fertilità è necessario un adeguato ed equilibrato apporto nutrizionale sia in termini di quantità che di qualità degli alimenti, infatti, sia le donne sottopeso che quelle sovrappeso/obese hanno una probabilità di concepimento che è statisticamente inferiore rispetto a quelle normopeso.

Le donne in sottopeso, per esempio, hanno un numero minore di ovulazioni nell’arco di un anno rispetto alle donne con peso normale. Questo perché l’ipotalamo interpreta la perdita di peso drastica (ma anche la magrezza in generale) come una situazione di possibile pericolo, in cui sono presenti carenze di apporti nutrizionali (soprattutto proteici) fondamentali per un corretto sviluppo del feto e per il benessere della mamma, quindi, una situazione inadatta alla gravidanza. Per questo blocca o riduce il numero di ovulazioni. Sovrappeso e obesità invece, creando uno stato di insulino-resistenza, interferiscono negativamente con la funzionalità riproduttiva della donna”.

Quindi in definitiva non esiste una vera e propria dieta per rimanere incinta esiste l’utilizzo misurato e ben equilibrato di alcune sostanze, come esiste la scelta di evitare quelli che potrebbero non agevolare la predisposizione al nostro desiderio, questo non vuol dire che non dobbiamo proprio ed in alcun maniera assumerli, perché ogni eccesso come da sempre dico è sempre sbagliato.

Se vuoi saperne di più puoi anche leggere il mio articolo su cosa mangiare in gravidanza scritto lo scorso mese, ma sintetizzando qui dunque abbiamo:

Sostanze che aiutano a migliorare la fertilità femminile

  • alimenti ricchi di antiossidanti sono importanti, l’ossidazione infatti è stato provato che diminuisce la fertilità, sia maschile che femminile
  • frutta e verdura fresca di stagione cotta al vapore e non bollita per non perdere le sostanze nutritive
  • legumi
  • patate
  • cereali
  • alimenti integrali come pasta, pane, zucchero ecc
  • le proteine come abbiamo detto sono molto importanti anche per la fertilità, oltre che per la costruzione di tessuti muscolari, organi, capelli ecc.
  • acqua, vedi sopra, almeno 2 litri al dì
  • cercare alimenti ricchi di zinco, sostanza che favorisce il mantenimento dei livelli ormonali oltre ad essere un componente del liquido amniotico
  • le vitamine, ognuna ha una funzionalità più o meno importante
  • la vitamina B importante per la fertilità, spesso annientata dal fumo, dall’alcool e dallo stress
  • La vitamina A risulta fondamentale per la produzione di ormoni sessuali femminili
  • le vitamine del gruppo B, 1-2-5-6-12 fondamentali, pensate solo che la carenza della B1 viene associata alla mancanza dell’impianto dell’ovulo, la B2 alla sterilità, B5 per la crescita del feto, B9 ( ACIDO FOLICO )
  • Ferro, molto importante per la fertilità oltre a prevenire aborti spontanei.

Alimenti invece da evitare per migliorare la fertilità femminile

  • alimenti e sostanze lavorate e raffinate come zucchero bianco
  • farina bianca
  • pane bianco
  • pasta bianca
  • dolciumi
  • salumi e insaccati
  • bevande gassate
  • energizzanti
  • wurstel
  • hamburger con carni di dubbia provenienza
  • salsicce
  • carni lavorate in generale

Meditate e come al solito evitate gli eccessi, il corpo ha bisogno di tutto al 50%

zenzero

Zenzero:proprietà e benefici per la vostra salute

Come già accennato anche nei post sui miei social, voglio soffermarmi su questa spezia, lo zenzero proprietà e benefici per la vostra salute. Infatti negli ultimi anni è diventata molto conosciuta, utile a combattere gastriti, mal di testa, agevolare la digestione, stimolare il metabolismo e contrastare la cellulite.

zenzero proprietà

Lo zenzero le origini

Originario dell’India e della Malesia, fu portato in occidente da Alessandro Magno, e all’epoca dell’Impero Romano era già citato nel Corano come medicinale per curare lo stomaco. Si usano le sue radici fresche o essiccate, di forma irregolare e bitorzoluta, davvero poco invitanti, e si affettano sottili.

Per secoli è stata la spezia dei paesi nordici, quella utilizzata per aromatizzare bevande a base di the o tisane. In questi ultimi anni però lo zenzero o ginger, nella sua traduzione inglese, è stato apprezzato anche per molte sue proprietà alla quali si era data ben poca importanza. Scopri con noi quali!

Lo zenzero (Zingiber officinalis), noto anche come ginger, è una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia.

I suoi principi attivi sono presenti nel rizoma (radice), ricco di oli essenziali e composti fenolici antiossidanti.origini dello zenzero

I benefici e proprietà dello zenzero

Questa spezia ha diverse proprietà e benefici: è digestiva, depurativa, fa dimagrire, antireumatica, anti cellulite, inoltre contrasta la formazione di gas intestinali e di gonfiori addominali, disinfiamma la mucosa gastrica contrastando anche il reflusso gastroesofageo, riduce la pressione sanguigna migliorando il flusso sanguigno. Insomma davvero un toccasana.

Proprio grazie alla sua azione disinfiammante, lo zenzero, è usato inoltre, per prevenire l’ulcera gastrica, anche quella dovuta all’assunzione di farmaci, come gli antinfiammatori non steroidei (FANS).

Lo zenzero (anche quello candito, purché consumato con moderazione in quanto contiene zucchero) è consigliato anche contro il mal d’auto, la nausea e il vomito durante la gravidanza. Fresco o sotto forma di infuso o tisana, lo zenzero combatte l’eccesso di muco nelle vie respiratorie e nell’intestino.

In sintesi sviluppiamo i vari punti in modo da farveli intendere meglio:

Digestione

Lo zenzero è famoso per calmare lo stomaco, stimolare la digestione e sciogliere i grassi. Ideale quindi la tisana calda di zenzero dopo un pasto abbondante per sentirsi più leggeri. Chi ha l’ernia iatale può avere beneficio dall’assunzione di un paio di tisane di zenzero al giorno.

Nausea

Lo zenzero è uno dei rimedi naturali più efficaci per alleviare nausea e vomito. È ottimo sia in caso di lunghi viaggi in nave, auto, autobus o aereo, sia in gravidanza. Inoltre riduce anche la nausea indotta dalla chemioterapia. Poiché non è facile avere una tisana di zenzero mentre si viaggia, puoi portare con te le caramelle candite di zenzero o magari dei pezzetti di zenzero fresco.

Intolleranze alimentari

Bere la tisana calda di zenzero dopo mangiato toglie i blocchi allo stomaco e riduce i sintomi delle intolleranze alimentari sfiammando l’intestino e riducendo gonfiore e meteorismo.

Raffreddore e tosse

Secondo la medicina cinese lo zenzero ha un potere riscaldante e quindi permette di sciogliere efficacemente il muco e accelerare la guarigione dalle malattie da raffreddamento.

Mal di gola

L’azione analgesica, antinfiammatoria, antidolorifica e stimolante del sistema immunitario, permette allo zenzero di aiutare a risolvere il mal di gola. L’ideale è una tisana calda di zenzero con un cucchiaio di miele (ancora più efficace se si ha miele di ulmo o eucalipto).

Artrite

È dimostrato che lo zenzero è in grado di inibire la produzione di citochine, le molecole che causano infiammazione e quindi dolore. In uno studio è emerso infatti che lo zenzero è addirittura più efficace dell’ibuprofene e cortisone e non ha i pesanti effetti collaterali che invece questi farmaci hanno.

Dolori mestruali

Lo zenzero grazie alle sue proprietà antidolorifiche e disintossicanti, dona molto sollievo a chi soffre di dolori mestruali.

Mal di testa

Migliorando la circolazione sanguigna lo zenzero insieme alla sua capacità antidolorifica, è in grado di alleviare il mal di testa ed particolare l’emicrania.

Dolori muscolari

Uno studio pubblicato sulla rivista “The Journal of Pain” ha dimostrato che lo zenzero induce una riduzione medio-grande dei dolori muscolari.

Ulcera e reflusso gastroesofageo

La sua azione sull’apparato digestivo si esplica anche con questa sua capacità di trattare l’ulcera e il reflusso. Uno studio pubblicato sulla rivista “Molecular Nutrition and Food Research” ha scoperto che lo zenzero è da sei a otto volte più potente del comune farmaco usato per trattare questi disturbi. cialde-zenzero

Quando non è consigliato

Attenzione, però, non è per tutti.

Lo zenzero è infatti sconsigliato a chi soffre di calcoli biliari (perché stimola il rilascio della bile dalla cistifellea). Chi è allergico a questa pianta può riscontrare eruzioni cutanee o male allo stomaco con gonfiore addominale. Chi lo scopre per la prima volta, ne provi piccoli pezzi alla volta, senza esagerare.

Come usare lo zenzero per ritrovare la nostra linea

Se hai bisogno di calmare la nausea e di contrastare il vomito, anche in gravidanza: mastica qualche pezzettino di zenzero disidratato al naturale. In questi casi non è consigliato l’infuso, in quanto bere liquidi potrebbe far aumentare la nausea.

Se hai la digestione difficile e soffri di bruciori di stomaco: ci vuole 1 tazza di infuso allo zenzero, 10-15 minuti dopo i pasti. Per prepararlo, porta a ebollizione 120 ml di acqua, togli dal fuoco e unisci 3-4 fettine sottili di zenzero fresco. Lascia riposare per 5-7 minuti e bevi a piccoli sorsi, quindi mangia le fettine di zenzero che hai usato per l’infuso.

Se hai spesso la pancia gonfia e il tuo problema è la colite: utilizza allora lo zenzero in cucina e bevi l’infuso (vedi punto 2) all’occorrenza.

Se hai la glicemia e/o il colesterolo elevati: aggiungi ai tuoi piatti 2-3 g di zenzero in polvere al giorno. In pratica, spolverizza lo zenzero sul cibo già cotto appena prima di consumarlo. In alternativa, diluisci la dose di polvere indicata in 2-3 tazze di acqua calda da bere nel corso della giornata.

Se devi combattere dolori articolari, muscolari o mestruali, oppure mal di testa o stati infiammatori: in caso di dolori articolari o muscolari, massaggia la zona interessata con 2-3 gocce di olio essenziale di zenzero diluite in un cucchiaio di olio di mandorle dolci (li trovi entrambi in erboristeria o farmacia). In caso di dolori mestruali, puoi applicare il mix sull’addome e in caso di mal di testa puoi massaggiare con la stessa miscela la pianta dei piedi dopo il pediluvio. In tutti i casi, compresi gli stati infiammatori diffusi, è utile anche l’impiego dello zenzero in cucina.

Se le tue difese sono deboli: mangia 20 g di zenzero fresco tutti i giorni. In pratica, pesa la quantità indicata di radice fresca, tagliala a fettine, mettile in un sacchettino per alimenti, quindi masticale durante il giorno, meglio se lontano dai pasti e abbinandole a qualche pezzetto di scorza di limone bio.

Se hai tosse, bronchite, mal di gola: in questi casi è utile l’infuso (vedi punto 2), fino a 3 tazze al dì, da arricchire con 1 cucchiaino di miele di timo per tazza e una presa di curcuma in polvere.

Se hai spesso attacchi di cistite: mastica qualche pezzettino di zenzero disidratato al naturale nel corso della giornata e bevi fino a 5 tazze di infuso (vedi punto 2) arricchendole con 1 cucchiaio di succo di limone per ognuna.

Se la tua pressione sanguigna è alta: basta impiegarlo in cucina come indicato in questo articolo, meglio se abbinato all’aglio.

Se il tuo metabolismo è lento e tendi a ingrassare, oppure se soffri di ritenzione e cellulite: usa la radice fresca in cucina. 

Zenzero: ecco la dose giornaliera giusta e le controindicazioni

Per usufruire delle proprietà dello zenzero ci vogliono almeno 10 g di radice fresca o 2 g di polvere al dì. Si consiglia di non superare i 30-40 g al giorno per evitare che, anziché eliminarli, provochi disturbi gastrici. Infine c’è da dire che il consumo quotidiano e/o in dosi elevate di zenzero non è indicato se si assumono farmaci anticoagulanti, in quanto ne potenzia l’azione.

Valori nutrizionali per 100 g di zenzero fresco

Kcal 80
Carboidrati 17,7 g
Proteine 1,8 g
Grassi 0,75 g
Fibre 2 g

I miei consigli

Lo zenzero e alcuni suoi abbinamenti salutari e dimagranti

  • Il riso integrale lessato e saltato in padella con un filo d’olio, qualche fettina di zenzero e una cipollina tritata è anti gonfiori.
  • Se si cuoce il pesce a vapore, poi servirlo in tavola condito con un filo d’olio e un po’ di zenzero fresco grattugiato. Se lo cuoci in padella, puoi unire la spezia a fine cottura. Così si ottiene un piatto dimagrante.
  • Le verdure lessate, al vapore o saltate in padella, possono essere arricchite con fettine di zenzero per aumentarne l’azione dimagrante e diuretica.

Dove trovarlo

Possiamo trovare le radici nei supermercati più forniti, candito o essiccato nelle drogherie, in polvere in quasi tutti i reparti spezie dei supermercati.

Consigli per un’adeguata conservazione

Lo conserverete sottovuoto, o in un barattolo chiuso, in luogo fresco, buio e asciutto. Quello candito, quindi avvolto dallo zucchero, è diventato un prodotto di moda, da offrire dopo cena assieme a un amaro per rafforzare l’effetto digestivo. Mi raccomando però NON ESAGERARE!

 

etichette alimentari

Etichettature alimentari:come imparare a leggerle

Etichettature alimentari: queste sconosciute  

Molto spesso ci capita con molta superficialità di consumare un alimento, senza sapere la sua composizione, senza sapere la sua origine. Ecco perché è importante conoscere le etichettature alimentari, perché è importante per la nostra salute.

Etichettature alimentari

Cerchiamo di capire prima cosa sono le etichettature alimentari.

L’etichettatura prodotti alimentari è l’insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono al prodotto alimentare e che figurano direttamente sull’imballaggio o sull’etichetta appostavi, o sui documenti di accompagnamento del prodotto.

Nell’etichetta alimentare, innanzitutto è fondamentale distinguere il prodotto preconfezionato cioè destinato ad essere presentato come tale al consumatore, costituito dall’alimento e dall’imballaggio in cui è stato inserito prima di essere posto in vendita in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata.

Altra cosa è il prodotto preincartato che altro non è che il prodotto alimentare e l’involucro nel quale è posto o avvolto negli esercizi di vendita.

Cosa deve essere indicato obbligatoriamente nelle etichette alimentari?

Le etichette contengono indicazioni obbligatorie e altre aggiuntive che appunto possono esserci o no. Le prime sono davvero molte, ma le possiamo semplificare; parleremo così degli 11 punti che le costituiscono, per rendere chiara e semplice la lettura delle etichette.

Eccole le indicazioni obbligatorie: puoi cercarle anche nella tua etichetta.

  1. Denominazione di vendita (attento, è ingannevole, da non confondere con il marchio!)
  2. Elenco degli ingredienti (l’importante è capire in che ordine vengono scritti)
  3. La quantità (per i prodotti liquidi troveremo: l, cl, ml – per i prodotti solidi kg, g, mg)
  4. Il termine minimo di conservazione o la data di scadenza (scommetto che hai sempre creduto che indicassero la stessa cosa)
  5. Il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede o del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità europea
  6. La sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento (si intende la località ove è ubicata l’azienda o lo stabilimento)
  7. Il titolo alcolometrico volumico effettivo, ma solo per bevande con un contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume (nome difficile per un concetto molto semplice)
  8. Lotto di appartenenza (cosa faccio se trovo uno scarafaggio dentro un sacchetto di patatine?!)
  9. Le modalità di conservazione qui grande rilievo lo assume lo spreco alimentare
  10. Le istruzioni per l’uso (ove necessario)
  11. Il luogo di origine o di provenienza (nel caso in cui l’omissione possa indurre in errore l’acquirente circa l’origine o la provenienza del prodotto)Etichette dei prodotti alimentari

Per quanto riguarda le indicazioni aggiuntive, sono molte meno, sette per la precisione:

  1. L’etichetta nutrizionale (non serve essere dei dietologi per interpretarle)
  2. I marchi
  3. I simboli metrologici
  4. I simboli a carattere ambientale
  5. La certificazione del sistema di assicurazione qualità (rilasciata da enti accreditati dallo Stato alle aziende)
  6. Il codice a barre
  7. Diciture aggiuntive

Cosa occorre sapere

Le etichettature alimentari sono disciplinate nel regolamento che puoi consultare qui e che come recita il sito del Ministero per lo Sviluppo economico ha le seguenti novità sulla disciplina, che riporto testualmente qui di seguito:

Al fine di migliorare la leggibilità delle informazioni fornite nelle etichette, viene stabilita una dimensione minima dei caratteri per le indicazioni obbligatorie, fissata in 1,2 mm (eccetto confezioni < 80 cm2 –minimo 0,9 mm)

L’etichetta nutrizionale diviene obbligatoria a partire dal 13 dicembre 2016 per quanto riguarda la dichiarazione del contenuto calorico (energia), i grassi, i grassi saturi, i carboidrati con specifico riferimento agli zuccheri e il sale, espressi come quantità per 100g o per 100 ml o per porzione

Gli ingrediente o coadiuvanti che provochino allergie devono figurare nell’elenco degli ingredienti con un riferimento chiaro alla denominazione della sostanza definita come allergene. Inoltre l’allergene deve essere evidenziato attraverso un tipo di carattere chiaramente distinto dagli altri, per dimensioni, stile o colore di sfondo. L’elenco dei nanomateriali impiegati va inserito fra gli ingredienti

Anche per i prodotti alimentari non preimballati venduti nel commercio al dettaglio e nei punti di ristoro collettivo occorre riportare le indicazioni sugli ingredienti allergenici

L’indicazione di origine per le carni fresche suine, ovine, caprine e di volatili diviene obbligatoria a partire da aprile 2015

Nel caso di vendita online o a distanza del prodotto alimentare, la maggior parte delle informazioni obbligatorie sull’etichetta deve essere fornita prima dell’acquisto

Il tipo di oli e grassi utilizzati dovrà essere specificato tra gli ingredienti, e non saranno dunque più sufficienti le indicazioni generiche di «oli vegetali» o «grassi vegetali»

Viene individuato il soggetto responsabile della presenza e della correttezza delle informazioni sugli alimenti, cioè l’operatore con il cui nome o ragione sociale il prodotto è commercializzato, o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato dell’Unione

 

Etichettatura alimenti 2018

Per quanto riguarda le etichette alimentari normativa 2018, il 19 novembre del 2018, appunto, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ufficiale che invece riguarda la denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato».

Per essere informati a dovere sulle etichettature dei prodotti alimentari ed essere aggiornati,mi fa piacere condividere con voi questo interessantissimo documento sulla etichettatura prodotti agroalimentari con le normative europee che ha pubblicato un sito da me molto consultato e che si chiama il fattoalimentare, qui troverete davvero molte cose interessanti sulla normativa e sulle tabelle nutrizionali stabilite. Ebbene sempre, anche se non si è a conoscenza di tutte queste norme, acculturasi in materia, informarsi, ed essere sempre pronti a sapersi trovare anche da soli le risposte giuste.

 

 

 

 

calorie frutta

Calorie frutta: i miei consigli nutrizionali per l’Estate 2019

Le calorie della frutta in generale qualunque sia la stagione che si vive ebbene saperle, come è bene informarsi su quali possono agevolare la nostra forma fisica soprattutto nei periodi estivi.

Dunque dopo tanto penare, sembra che l’Estate sia realmente arrivata, e allora, dato che il prolungamento del clima fresco non ha agevolato di certo la nostra forma fisica a livello di assunzione di calore, e ora di rimboccarci le maniche e metterci in forma.

calorie frutta di stagione

Ecco i miei consigli nutrizionali su come equilibrare l’assunzione di questo importante alimento.

In tema di calorie della frutta bisogna partire da un presupposto importante. Tutta la frutta è composta per lo più da zuccheri (carboidrati), acqua e fibre in cui sono disciolti sali minerali e vitamine.

In alcuni tipi di frutta, la quantità di carboidrati semplici e complessi (glucosio e fruttosio) può essere diversamente proporzionata.

In altri, si possono trovare addirittura tracce proteiche. A prescindere da queste considerazioni, la frutta è considerata da sempre un alimento a basso contenuto calorico e dai valori nutrizionali nobili.

Ma vediamo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sulle calorie della frutta in base alla varietà e alla modalità in cui può essere consumata.

Calorie frutta fresca

Le calorie della frutta fresca dipendono in buona parte dalle quantità di zuccheri naturali presenti all’interno di essa. La frutta fresca, infatti, non è zuccherina allo stesso modo e rendersene conto è molto semplice. 

Fichi e banane, ad esempio, sono molto più dolci di lamponi e mirtilli proprio a causa del diverso contenuto di zucchero.

I valori nutrizionali di qualunque tipo di frutta, però, sono considerati ottimi. In essa si trovano molti sali minerali, vitamine e fibre.

In alcune varietà di frutta, come l’avocado e il cocco, inoltre, ci sono importanti quantità di grassi salubri con valori proteici e calorici più elevati ma nutrizionalmente eccellenti.

L’importante è integrare bene la frutta nella dieta e, se si segue un regime alimentare ipocalorico, prendere come riferimento le tabelle comparative per il computo delle calorie.

Calorie frutta estiva

Tenere conto solo delle calorie è sbagliato. Occorre considerare che le calorie non sono tutte uguali, specie quando si parla di frutta.

La frutta fresca estiva, ad esempio, è un po’ più calorica, ma anche più salutare per l’organismo. Ananas, albicocche, fragole, anguria, pesche, melone contengono più fibre, vitamine, minerali e soprattutto una gran percentuale di acqua.

Inoltre, le calorie della frutta dipendono dal fruttosio, una sostanza che il nostro organismo ‘usa’ facilmente modulando l’energia apportata dalla porzione consumata.

Certo, va valutato anche l’indice glicemico e le ricadute che può avere sul nostro metabolismo. Per approfondire questo argomento scoprite nella nostra guida cos’è l’indice glicemico degli alimenti e perché è importante conoscerlo.

Vediamo in particolare le calorie di alcuni fra i più noti frutti estivi

calorie anguria

Calorie anguria

Parlando di calorie della frutta, non si può evitare di pensare all’anguria, uno dei frutti men calorico in assoluto. Pensate che 100 grammi di anguria apportano solo 30 Kcal. In effetti si tratta di un frutto onnipresente nelle diete ipocaloriche, saziante, ricco di acqua e disintossicante per l’organismo. 

E’ anche un frutto utile per contrastare la cellulite.

Questo frutto estivo, inoltre, aiuta l’organismo nelle situazioni di stanchezza e spossatezza. Non meno importanti sono le proprietà antiossidanti poiché contiene carotenoidi, soprattutto il licopene, che sono naturali antitumorali e antinvecchiamento.

calorie pera

Calorie pera

Le pere rappresentano una varietà di frutta particolarmente gustosa e ricche di benefici. Assieme alla mela, la pera è tra gli ingredienti naturali più comunemente consumati nella dieta E’ ricca di fibre, perciò aiuta la naturale regolarità dell’intestino.

La pera è anche un alimento a basso contenuto calorico: 100 grammi di pere fresche contengono appena 35 Kcal. 

Notevole il contenuto vitaminico rappresentato da vitamina AB1 e B2, fondamentali per il compimento dei processi vitali dell’organismo, dalla vitamina C, che presiede alla protezione delle difese immunitarie, e dalla E, alleata contro l’invecchiamento.

TABELLA FRUTTA

Tutte le informazioni sulle calorie possono variare a seconda della quantità e della preparazione dei cibi.

FRUTTA kcal per 100 g
Mela 52 kcal
Ananas 55 kcal
Albicocca 43 kcal
Pera 55 kcal
Banana 88 kcal
Mirtilli 35 kcal
Arancia rossa 45 kcal
More 43 kcal
Mirtilli rossi 46 kcal
Fragole 32 kcal
Fico 107 kcal
Pompelmo 50 kcal
Melograno 74 kcal
Cinorrodo della rosa canina 162 kcal
Melone 54 kcal
Lamponi 36 kcal
Zenzero 80 kcal
Kiwi 51 kcal
Ciliegie 50 kcal
Litchi 66 kcal
Mandarino 50 kcal
Mango 62 kcal
Maracuja 97 kcal
Prugna 47 kcal
Pesca 41 kcal
Mela cotogna 38 kcal
Rabarbaro 21 kcal
Anguria 30 kcal
Uva 70 kcal
Limone 35 kcal

Calorie frutta cotta

La frutta cotta mantiene pressocchè inalterato il contenuto calorico ma in cottura perde gran parte dei valori nutrizionali rispetto a quella fresca.

Ovviamente l’aggiunta di zuccheri (zucchero di canna, a velo, ecc), miele, cioccolato o altri grassi fa aumentare l’apporto energetico.

calorie frutta secca

Calorie frutta secca

Passare dalla frutta fresca alla frutta secca, in termini di calorie significa fare un bel balzo. Tanto per fare un esempio su tutti, considerate che l’uva passa è quattro volte più calorica di quella fresca (280 calorie ogni 100 grammi). E poi ci sono i fichi secchi che arrivano a ben a 250 calorie.
A differenza della cottura tradizionale, il processo di essiccazione, facilmente riproducibile con pochi strumenti anche a casa, consente di conservare in maniera economica tutte le proprietà benefiche della frutta, le vitamine e le fibre.
La frutta oleosa paradossalmente ha meno zuccheri di quella fresca ma le calorie sono decisamente superiori perché è ricca di lipidi e proteine. Inoltre, ha un altissimo contenuto di acidi grassi insaturi (Omega 3), vitamina E e sali minerali, tutte sostanze preziosissime per il nostro organismo.

Ecco dunque la tabella di riferimento per quanto riguarda le calorie della frutta secca:

Frutta Parte commestibile Kcal ogni 100 gr
Arachidi 65 gr 586
Castagne secche 100 gr 297
Datteri 90 gr 256
Fichi secchi 100 gr 289
Mandorle 28 gr 574
Nocciole 50 gr 599
Noci 40 gr 649
Prugne 84 gr 177
Uva passita 100 gr 246
Uva sultanina 100 gr 256

calorie frutta disidratata

Calorie frutta disidratata

La frutta disidratata, si sa, è uno degli snack energetici più consumati dagli sportivi e non solo. Essa, infatti, fornisce energia subito disponibile, ideale nei momenti di stress psico-fisico o durante una sessione di allenamento impegnativa.

La disidratazione consente anche di preservare i valori nutrizionali della frutta e il suo sapore originale. Ma quante calorie ha la frutta disidratata?

Rispetto alla frutta fresca, quella disidrata ha un elevato quantitativo di zuccheri e quindi anche le calorie sono superiori. Nonostante questo è decisamente pratica, gustosa e ricca di minerali, vitamine e fibre che vengono conservate intatta durante il processo di disidratazione.

calorie succo di frutta

Calorie succo di frutta

Vediamo anche le calorie dei succhi di frutta, che si assumono molto in estate per idratarsi. Gli zuccheri aggiunti, sono una costante anche dei nettari e succhi di frutta. E’ per questo che dietologi e nutrizionisti consigliano di consumare queste bevande con moderazione, soprattutto ai bambini. L’alternativa salutare al succo di frutta comprato al supermercato è il succo fatto in casa.

In questo modo potrete selezionare personalmente la frutta migliore di stagione e bilanciare a vostro piacimento la quantità di zucchero all’interno della ricetta.

I succhi di frutta comprati al supermercato presentano questi valori calorici medi:

Nettare di albicocca 100ml 56 kcal 235 kJ
Nettare di pera 100ml 60 kcal 252 kJ
Nettare di pesca 100ml 54 kcal 227 kJ
Succo d’arancia 100ml 46 kcal 193 kJ
Succo di ananas 100ml 53 kcal 223 kJ
Succo di banana 100ml 50 kcal 210 kJ
Succo di carota 100ml 40 kcal 168 kJ
Succo di ciliegia 100ml 45 kcal 189 kJ
Succo di mirtilli rossi 100ml 46 kcal 193 kJ
Succo di limone 100ml 21 kcal 88 kJ
Succo di mela 100ml 46 kcal 193 kJ
Succo di melagrana 100ml 66 kcal 277 kJ
Succo di more 100ml 48 kcal 202 kJ
Succo di papaya 100ml 58 kcal 244 kJ
Succo di pera 100ml 60 kcal 252 kJ
Succo di pesca 100ml 54 kcal 227 kJ
Succo di pompelmo 100ml 46 kcal 193 kJ
Succo di prugna 100ml 71 kcal 298 kJ
Succo di ribes 100ml 48 kcal 202 kJ

 

Conclusioni

Come sempre ripeto, mangiate la frutta, variate, equilibrate ma non esagerate!

 

 

 

Olio di Palma

Olio di Palma fa male o bene scopriamolo insieme

l’Olio di palma fa male o bene ? E se si in che misura?

 olio palma fa bene alla salute

Oggi vedremo se l’olio di palma fa male alla salute ed all’ambiente, se è cancerogeno, che ruolo ha nella deforestazione e nell’innalzamento delle temperature. Quali le ragioni della sua diffusione nei prodotti alimentari ed i prodotti che non lo contengono.

Da diversi anni si parla di questo grasso di origine vegetale nei prodotti alimentari. Ultimamente sono emerse voci molto critiche legate alle presunte responsabilità dei cambiamenti climatici originate dalla deforestazione e dalla coltivazione di massa delle palme nelle zone umide.

Cercherò di fare chiarezza su questi aspetti per capire se realmente fa male alla salute e all’ambiente.Olio di palma fa male o bene

Si tratta di un grasso di origine vegetale che si ricava dalla spremitura della polpa del frutto della palma da olio.

Viene coltivata nelle regioni umide del pianeta, come Indonesia, Malesia ed America Latina. E’ presente in moltissimi prodotti alimentari e cosmetici.

Dopo la spremitura, il grezzo viene raffinato con processi industriali per ridurne anche il grado di acidità. Subisce fasi industriali che ne fanno perdere le proprietà benefiche:

  • deodorazione
  • decolorazione
  • neutralizzazione

La maggior parte si ottiene al giorno d’oggi da una particolare tipologia di palma (elaeis guineensis) che, pur essendo originaria del continente africano, è ora molto diffusa in tutto il Pianeta.

E’ stato pubblicato un dossier che conferma i possibili rischi sulla salute connessi ad alcune sostanze potenzialmente cancerogene che si formano durante la raffinazione ad alte temperature (200°) degli oli vegetali.

Tra questi anche (ma non solo) l’olio di palma. Le conclusioni del dossier sono chiare: la stima delle esposizioni medie ed elevate al 3-mcpd di entrambe le forme, per le fasce di età più giovani, adolescenti compresi (fino ai 18 anni di età), supera la dose giornaliera tollerabile e costituisce un potenziale rischio per la salute.

Inoltre contribuisce in maniera rilevante all’esposizione a 3-mcpd e 2-mcpd nella maggior parte dei soggetti.

Le mie conclusioni

Come per l’assunzione di ogni alimento che si rispetti insomma, l’olio di palma fa male nella misura della quantità della sua assunzione, e dato che fino a poco tempo fa era contenuto in tutti o quasi gli alimenti da noi utilizzati quotidianamente, ovvio che ci esponeva tutti ad un grave rischio.

Oggi però le cose iniziano a cambiare e in Italia le denunce contro il suo abuso ha costretto a  grandi cambiamenti fra i produttori alimentari. 

Occorre quindi stare più tranquilli ma sempre nella misura più equilibrata del termine.

pomodori coltivazioni

Mangiare troppi pomodori può far male: Ecco perché

Mangiare troppi pomodori, sai che potrebbe nuocere al tuo equilibrio fisico?

Ecco perchè non dovreste mangiare troppi pomodori.

I pomodori sono una ricca fonte di sostanze nutrienti tra cui fibre, licopene, vitamine A, C e K, luteina, zeaxantina e minerali come il potassio, ma nonostante i loro tantissimi effetti benefici, è comunque importante e fondamentale non consumarne troppi.

Mangiare troppi pomodori

 

Forse non lo sapevate, ma mangiare troppi pomodori può causare disturbi e problemi fastidiosi. Vediamone alcuni per esempio:

  • Bruciore di stomaco: i pomodori sono acidi, e consumarne troppi può portare a bruciore di stomaco o peggiorare i sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo.

pomodori rossi

  • Reazioni allergiche: il consumo di pomodori può portare anche a reazioni allergiche, con sintomi che includono eruzione cutanea, orticaria, starnuti, tosse, prurito alla gola, eczema e persino gonfiore facciale e orale.
  • Problemi renali: di solito colpiscono le persone che soffrono già di malattia renale avanzata (a causa dell’alto contenuto di potassio, ossalati e acqua).
  • Sindrome dell’intestino irritabile (IBS): le bucce e i semi di pomodori hanno un effetto irritante che può colpire il rivestimento dell’intestino, favorendo lo sviluppo della sindrome dell’intestino irritabile.
  • Le persone che soffrono di  intolleranza o allergia al pomodoro possono inoltre soffrire di diarrea e problemi respiratori.
  • Problemi urinari: pomodori e altri alimenti acidi possono causare irritazione alla vescica, che può portare a problemi urinari come incontinenza e cistite.
  • Emicrania: alcuni esperti sostengono che evitare i pomodori può portare a una riduzione del 40% dei mal di testa.
  • Problemi gastrointestinali: i pomodori possono stimolare una maggiore produzione di acido gastrico e quindi portare a problemi come bruciore di stomaco e mal di stomaco.
  • Problemi alle funzioni immunitarie: mangiare grandi quantità di pomodori può interferire con la funzione immunitaria rendendola meno efficace nel combattere le infezioni batteriche e fungine, e questo a causa dell’eccessiva assunzione di licopene.
  • Problemi alla prostata: alti livelli di licopene possono influire negativamente anche sulla ghiandola prostatica, causando dolore alla prostata, difficoltà urinarie o persino il cancro.
  • Diverticolite: consumando grandi quantità di pomodori, significative quantità di semi possono rimanere intrappolate nell’intestino crasso, causando infiammazione o diverticolite.

Mangiare grandi quantità di pomodori
La quantità giusta per l’assunzione di pomodori, per far si che il nostro organismo ne accumuli in quantità sufficiente ed equilibrata per farci bene, e non correre rischi è mangiarne fino a  1/3 di tazza di pomodori al giorno, è ovvio che questa è solo una quantità generica, poiché ogni persona ha diversi livelli di tolleranza.

 

Il sale nella dieta si può o non si può

Il sale nella dieta è importante?

Il Sale nella Dieta si può o non si può?

Risposta Mai Eccedere con il sale nella Dieta!

sale nella dieta

Per ritenzione idrica si intende una tendenza dell’organismo a trattenere liquidi ed è un fenomeno che non provoca solo danni estetici, ma alla lunga può portare problemi renali.

IL SALE DA CUCINA

Il sale da cucina o cloruro di sodio (NaCl) è la più importante fonte alimentare di sodio. 

Esso viene utilizzato per conferire sapidità ai cibi oppure per conservare alcuni generi alimentari. I suoi costituenti, il sodio ed il cloro, sono elementi molto importanti per il nostro organismo; tuttavia nella nostra società si tende a consumare più sale del necessario, con effetti negativi sulla salute.

In Italia, come in tutti i paesi occidentali, il consumo di sale è più del doppio della dose indicata come ideale.

È bene sottolineare che il fabbisogno di sodio viene ampiamente soddisfatto dalla quantità contenuta negli alimenti. 

La quota eccedente di sodio introdotto proviene, infatti, da alimenti nella cui preparazione o produzione è stato addizionato sale. Inoltre, spesso, altro sale viene aggiunto al momento del consumo.

Quale è l’azione fisiologica del sale?

Il sodio è presente principalmente nei liquidi extracellulari, in quantità minore nei liquidi intracellulari e nelle ossa. 

Svolge importanti funzioni quali regolazione della pressione osmotica, del volume dei liquidi extracellulari e dell’equilibrio acido-base; interviene nella trasmissione dell’impulso nervoso, nel mantenimento del potenziale di membrana e dei gradienti elettrochimici transmembrana.

Il sodio degli alimenti è totalmente assorbito nell’intestino tenue e nel colon. La regolazione del contenuto corporeo di sodio avviene per opera dell’aldosterone.

Eccesso di Sodio.

Il sodio, per via delle sue funzioni fisiologiche, tende a trattenere l’acqua nei tessuti. Aumenta quindi la quantità di liquido contenuto nei vasi sanguigni (aumentando la pressione sanguigna e la massa di sangue) o che imbeve i tessuti, generando edemi.

Quando si riscontrano degli edemi (ovvero quando il corpo trattiene liquidi che generano gonfiori) occorre sempre ricercarne la causa.

In genere il nostro organismo elimina autonomamente l’eccesso di sodio introdotto con la dieta ma vi sono diverse circostanze cliniche in cui viene consigliata una dieta povera di sodio.

La dieta iposodica è spesso indicata:

  • nelle cardiopatie, o meglio nell’insufficienza cardiaca, quando occorre “alleggerire” la massa di sangue pompata dal cuore;
  • nelle sindromi nefrosiche o in altre malattie del rene, in cui diminuisce il filtrato e i liquidi tendono a rimanere nel corpo;
  • in alcune situazioni che prevedono alterazioni ormonali o cure con ormoni surrenali (cortisoni e simili);
  • nell’ipertensione, malattia grave e diffusissima.

Un deficit di sodio si può verificare solo in presenza di particolari situazioni quali una sudorazione estrema, traumi, diarrea cronica o patologie renali.

Infine una riduzione del consumo di sodio entro limiti ragionevoli porterebbe invece a una diminuzione della mortalità per patologie cardio e cerebro-vascolari.