In questa categoria vi sono raccolti tutti i miei articoli, con suggerimenti e consigli utili sulle Malattie da curare con alimentazione.

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Obesità infantile cause di un problema serio

L’obesità infantile è una patologia molto seria della quale soffrono oramai più di un milione di bambini in Italia. Io me ne sono già occupata quasi un anno fa, in un articolo che riguardava più specificamente il significato di obesità infantile  perché è un argomento al quale tengo moltissimo. 

obesita infantile cause

E’ da dati noti, dal Ministero della Salute che nel nostro paese 1 bambino su 2 è in sovrappeso, 1 bambino su 3 è obeso. Questo significa che 1 bambino su 3 , tra i 6 e gli 11 anni, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età.

Il triste primato dell’obesità infantile è proprio dell’Italia, con il 20,9 % dei piccoli nel nostro paese in sovrappeso e il 9,8 % obeso ; secondo i dati resi noti nel 2014 il fenomeno, in particolare, è più marcato nelle regioni del sud e del centro ( risultati del Sistema di Sorveglianza nazionale “Okkio alla Salute”, promosso dal Ministero della Salute).

E’ già da tempo pertanto, che una vera e propria “guerra” all’obesità infantile si è scatenata e che vede impegnati su diversi fronti genitori, pediatri e scuola, nell’intento di combattere il grave rischio per l’oltre milione di bambini in sovrappeso.

Anche noi nutrizionisti abbiamo un ruolo molto delicato, nel trasmettere ai bambini il senso del cibo, in quanto proprio Nutrizione e non assorbito per colmare qualcosa.

 

Educare il bambino ad un corretto stile di vita fin dalla più tenera età è poi il secondo obiettivo che riusciamo ad ottenere con l’aiuto stesso del genitore, che a sua volta deve essere educato ad imparare a mangiare.

Quali sono le Cause dell’obesità infantile?

L’obesità può sicuramente essere definita come una patologia multifattoriale, ossia possono essere diverse le cause che portano il bambino ad essere obeso.

Vi possono infatti essere cause ormonali o genetiche di obesità infantile, peraltro abbastanza rare. Nella maggior parte dei casi di obesità, infatti, le cause sono rappresentate da cattive abitudini alimentari ed errati stili di vita (spesso troppo sedentario), ambiente familiare e condizioni socioeconomiche.

E’ importante ricordare che un’iperalimentazione nei primi due ani di vita può portare ad un aumento del volume delle cellule adipose, come pure ad un aumento del loro numero; ciò porterà da adulti ad una predisposizione all’obesità: questo è il principale motivo per cui è necessario intervenire più precocemente possibile, intervenendo quindi proprio durante l’età evolutiva, per dare maggior possibilità di ottenere risultati migliori e soprattutto più duraturi.

I genitori dovrebbero, perciò, essere i primi ad accorgersi dell’eccessivo aumento di peso del bambino, rivolgendosi al proprio pediatra oppure a noi nutrizionisti.

Spesso, però, i genitori, come scrivevo prima, non sempre hanno un quadro preciso del problema di peso del loro bambino: dai dati del 2014 emerge, infatti, che tra le madri di bambini sovrappeso o obesi, il 38% non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso di peso e solo il 20 % pensa che la quantità di cibo introdotta sia eccessiva.

I sintomi dell’Obesità

Non tutti i bambini che hanno chili di troppo sono obesi: alcuni bambini sono più grandi “fisicamente” rispetto ai coetanei. Per capirlo occorre che una volta portato da noi Nutrizionisti, al bambino venga calcolato l’Indice di Massa Corporea (B.M.I dall’inglese Body Mass Index)

obesi

FATTORI DI RISCHIO

Molti fattori aumentano il rischio di obesità nei bambini:

  • Dieta: mangiare spesso alimenti ipercalorici (tipo fast food, patatine e snacks vari)
  • “Monotonia” nella dieta di tutti i giorni: offrire sempre le stesse pietanze; il bambino così, non si abitua a variare, e si stanca della “solita zuppa”. Di conseguenza il bambino mangia poco ai pasti e finisce per mangiare in modo disordinato fuori pasto, introducendo magari cibi grassi e troppo zuccherini.
  • Non abituare i bambini a una sana  e buona prima colazione: i nostri bambini, spesso, saltano quasi la prima colazione, mentre questa dovrebbe, in realtà, rappresentare un vero e proprio pieno di energia per la giornata
  • Fattori familiari: spesso nelle nostre abitazioni ci sono troppi generi alimentari, spesso non indispensabili: biscotti, patatine, snacks ad altri cibi ad alto contenuto calorico; tutto questo può contribuire all’aumento di peso del bambino.
  • Famiglie in sovrappeso: se il bambino proviene da famiglie di persone in sovrappeso, ovviamente sarà per lui più probabile metter su peso!
  • Fattori psicologici: alcuni bambini mangiano troppo per fronteggiare problemi o per gestire emozioni, come lo stress oppure la noia
  • La cosiddetta “sindrome del genitore”: è l’ansia di voler vedere mangiare i figli ad ogni costo, abitudine ben difficile da sradicare; è la paura da parte dei genitori che i bambini non siano abbastanza nutriti, obbligandoli, pregandoli ed insistendo affinchè  mangino a tutti i costi, anche se non ne hanno voglia: spesso, infatti, ci preoccupiamo quando il bambino mangia poco, raramente quando mangia troppo !
  • Considerare la cena come il pasto “principale” della giornata: ciò spesso accade a causa dei ritmi dei genitori, impegnati fuori casa dal lavoro
  • Fattori socio-economici: bambini a basso reddito sono a maggior rischio di diventare obesi.
  • Mancanza di esercizio fisico 

COMPLICANZE

L’obesità infantile può dare complicazioni per il benessere fisico, sociale ed emotivo del bambino

1.COMPLICANZE FISICHE

  • Diabete di tipo 2: nei bambini è spesso causato da un’alimentazione errata
  • Sindrome metabolica: non è una malattia in sé, ma un insieme di condizioni che possono mettere il bambino a rischio di sviluppare malattie cardiache, diabete o altri problemi di salute
  • Pressione elevata e colesterolo alto: fattori di rischio per sviluppare presenza di placche nelle arterie e, conseguentemente, rischio di sviluppi di malattie cardiovascolari
  • Disturbi nel sonno, come apnea
  • Pubertà precoce, a causa degli squilibri ormonali conseguenti all’eccesso di peso

 

2. COMPLICANZE SOCIALI ED EMOTIVE

  • Bassa autostima: i bambini in sovrappeso o obesi sono spesso oggetto di scherno da parte dei coetanei; conseguentemente possono essere più a rischio di sviluppo di sindromi depressive
  • Problemi comportamentali o di apprendimento, spesso dovuti ad un eccesso di ansia; lo stress e l’ansia possono essere responsabili di difficoltà di apprendimento

 

TRATTAMENTO

Il trattamento per l’obesità infantile è in base all’età e ad altre condizioni mediche; di solito comprende cambiamenti nella dieta e nel livello di attività fisica.

Per i bambini al di sotto dei 7 anni, solitamente l’obiettivo del trattamento può essere il mantenimento del peso corporeo, piuttosto che la perdita di peso. Questa strategia permette al bambino di “aggiungere” centimetri in altezza, ma non chili.

 

COME EVITARE CHE IL BAMBINO DIVENTI OBESO

  • Variare il più possibile la dieta, evitando la monotonia: prediligere cotture semplici ( ai ferri, al vapore, al cartoccio).
  • Condire le pietanza con olio extravergine di oliva ed aromatizzare con erbe, spezie, prive di calorie. La dieta ideale? Di tipo mediterraneo, semplice e sana.
  • Al mattino meglio iniziare la giornata con una bona colazione, costituita da latte parzialmente scremato oppure yogurt, fette biscottate (in numero limitato e ,magari, con un velo di marmellata), biscotti secchi oppure cerali (non con zuccheri aggiunti!)
  • A metà mattina ideale uno spuntino con un frutto, uno yogurt oppure un pacchetto di crackers (integrali!)
  • A pranzo niente panini farciti, consumati di fretta; anche un primo piatto, pasta o riso, meglio se integrali, condito in modo semplice, magari con verdure, insalata mista oppure comunque verdura come contorno, una fetta di pane, possibilmente integrale, e sempre un frutto fresco
  • Alla sera un secondo piatto a base di pesce o carne o formaggio (magro) o prosciutto (magro) e uova è indispensabile per coprire il fabbisogno proteico. Sempre di accompagnamento una porzione abbondante di verdura, un piccolo panino integrale ed un frutto fresco

obesità infantile cosa mangiare cosa no

GLI ALIMENTI DA EVITARE

Tutto ciò che è goloso, con troppi zuccheri (dolciumi, tipo merendine, caramelle, succhi di frutta zuccherati), unto (patatine, snack, salatini)

 

ATTIVITÀ’ FISICA

L’obiettivo importante, in caso di obesità, è quello di ridurre la sedentarietà. Se non sempre è possibile, magari per i troppi impegni dei genitori, di iscriversi ad un corso di attività fisica, è bene cominciare a limitare gli spostamenti in auto, prediligendo gli spostamenti a piedi. Incoraggiare in ogni caso le attività e i giochi con i coetanei all’aperto.

Importantissimo è anche limitare l’uso dei computer e della TV ad un massimo di 2 ore al giorno!

Se è possibile iscrivere il bambino ad un’ attività, cercare di far scegliere al piccolo l’attività; molti genitori costringono i figli a praticare attività a loro non gradite…con la conseguenza di causare ben poca partecipazione da parte del piccolo!

L’attività fisica non solo brucia calorie, ma aiuta i mantenere il benessere fisico e psichico, e costruisce ossa forti e muscoli!

La Guida Allarme Obesità, si combatte fondamentalmente  in 10 mosse

Allattare al seno per almeno 6 mesi

  • Svezzare il bambino dopo i 6 mesi
  • Controllare l’apporto di proteine
  • Evitare bevande caloriche
  • Sospendere l’uso del biberon entro in 24 mesi
  • Evitare l’uso del passeggino dopo i 3 anni
  • Controllare l’Indice di Massa Corporea (BMI) prima dei 6 anni
  • Consentire TV e giochi sedentari solo dopo i 2 anni
  • Incentivare i giochi di movimento
  • Preparare porzioni corrette dei cibi

 

nutrirsi

L’importanza della Nutrizione nella nostra vita

Nutrizione la giusta educazione inizia da piccoli.

Nutrirsi non è semplicemente un momento di soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma è un’attività a cui l’individuo attribuisce molteplici significati.

Nel neonato la nutrizione all’alimentazione assume forti connotazioni comunicative e simboliche: la relazione madre-bambino, che si sviluppa nel momento dell’alimentazione, è centrale sia per la formazione del legame di attaccamento sia per la strutturazione dei rapporti di reciprocità, base del futuro sviluppo della comunicazione intenzionale e dell’articolarsi della conoscenza di sé e del mondo.

Nutrizione

Tra una madre e suo figlio si instaura una comunicazione emotiva simile a una danza, madre e figlio si scambiano emozioni e la capacità di una sintonizzazione affettiva all’interno di una relazione diadica “sufficientemente buona” permette al bambino di organizzare esperienze corporee ed emotive, fino ad acquisire il suo equilibrio psicosomatico.

È fondamentale quindi che la madre rappresenti una base sicura, capace anche di adattarsi ai bisogni del figlio, di trasmettere al bambino l’idea di essere protetto e, nello stesso tempo, in grado di sostenerlo nell’esplorazione del mondo circostante, esponendolo gradualmente alle difficoltà dell’ambiente.

Nel momento in cui però lo stile materno diviene iperprotettivo e controllante, il bambino non si sentirà più sicuro e interromperà il normale processo di esplorazione, tendendo a voler corrispondere presto a desideri e aspettative materne, piuttosto che sviluppare la propria iniziativa e individualità; questo potrebbe comportare difficoltà a livello dell’interazione sociale, dell’acquisizione dell’autostima e del senso di identità.

La modalità di relazione iperprotettiva tra madre e bambino appare sostenuta più dall’esigenza materna di appagare ansie e bisogni propri, piuttosto che da una sintonizzazione sulle effettive esigenze del figlio.

Il bambino obeso cresce solitamente in un ambiente ipercontrollato e restrittivo, in cui il cibo diviene il mezzo per esprimere l’affetto e per placare ansia e sensi di colpa.

Spesso i genitori dei bambini obesi mantengono i propri figli in un contesto di isolamento dagli stimoli sociali e in rapporto esclusivo e idealizzato con una madre iperprotettiva.

In tale contesto, il comportamento iperfagico del figlio nascerebbe dalla tensione generata nei confronti dei contatti sociali o, più spesso, da un senso di vuoto interno, di noia, dalla sensazione di non avere controllo sulla propria vita.la nutrizione

Considerando il significato che l’assunzione del cibo per la nutrizione ha nella patologia dell’obesità, la complessità delle dinamiche familiari e i profondi conflitti psichici che il soggetto obeso deve affrontare, entrando in quel delicatissimo periodo evolutivo che è l’adolescenza, si sottolinea come un approccio integrato divenga fondamentale in ottica sia preventiva sia terapeutica.

L’approccio integrato medico-psicologico al paziente, che tiene conto della sofferenza in termini di “complessità” (quale unità mente-corpo), è divenuto fondamentale da quando il baricentro terapeutico si è spostato dal concetto di guarigione a quello di cura.

In tale ottica, la diagnosi e la cura dei disturbi in età evolutiva necessitano del coinvolgimento dei familiari del paziente sia per una adeguata comprensione dei disturbi stessi, sia per allestire programmi di intervento mirati, in cui l’alleanza terapeutica con il genitore svolge un ruolo essenziale.

La possibilità di una buona comunicazione con almeno uno dei genitori, la capacità di godere della compagnia degli amici, di avere interessi e di assumersi responsabilità sono state individuate come caratteristiche ambientali e psicologiche che favoriscono il successo di una dieta; al contrario, atteggiamenti genitoriali autoritari, iperprotettivi e perfezionisti costituiscono una delle cause più frequenti di fallimento.

Con la metodologia Pnei puoi sdradicare tutte queste limitazioni che si interpongono fra te ed un buono stile di vita. 

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Celiachia nei bambini diagnosi e dieta

Celiachia nei bambini primi segnali evidenti

La Celiachia sta divenendo il male del secolo, un bambino su 4 ne è affetto noi genitori sappiamo capire quando è il caso di far vedere il nostro bambino da uno specialista?

Celiachia sintomi nei bambini

Prima di vedere insieme i sintomi cerchiamo di capire per bene cosa sia questa malattia oramai così diffusa soprattutto fra le nuove generazioni.

La celiachia non è altro che la sensibilità al glutine conosciuta a livello mondiale come la gluten sensitivity, appunto.

Essa è una malattia dell’apparato digerente che danneggia l’intestino tenue interferendo con l’assorbimento dei nutrienti presenti negli alimenti.

Le persone che ne sono affette sono appunto intolleranti al glutine, sostanza proteica contenuta nella maggior parte dei cereali: frumento, farro, orzo, segale, kamut, spelta, triticale, avena.

L’ingestione di questa sostanza nel soggetto celiaco, provoca infatti una reazione immunitaria abnorme da parte dei linfociti presenti nei villi intestinali che ricoprono le pareti dell’intestino tenue, l’organo deputato all’assorbimento delle sostanze nutritive nel sangue.

Questa reazione rende l’intestino tenue sempre meno capace di assorbire le sostanze nutritive, causando alterazioni fisiologiche e malnutrizione che determina, nelle forme più gravi e tardivamente diagnosticate, gravi lesioni alle pareti dell’intestino tenue (atrofizzazione dei villi intestinali).

celiachia malattia apparato digerente

Celiachia: sintomi

Vediamo insieme allora quali possono essere i sintomi della celiachia che possono far scattare il nostro campanello d’allarme, quali i disagi espressi dal bambino che non sono niente altro che fenomeni della sintomatologia della celiachia

  1. Gonfiore, dolore addominale e diarrea: i sintomi intestinali più diffusi in caso di celiachia.
  2. Stanchezza cronica: una sensazione costante di debolezza e mancanza di energia può accompagnare quotidianamente chi soffre di celiachia e ancora non lo sa.
  3. Iponutrizione e perdita di peso: la celiachia ostacola l’assorbimento di importanti nutrienti che l’organismo ottiene dal cibo. Per questo può comparire uno stato di iponutrizione con conseguente dimagrimento.
  4. Anemia: una conseguenza extra intestinale frequente della malattia celiachia è una diminuzione di emoglobina nel sangue, vale a dire l’anemia (che spiega in parte la sensazione di stanchezza cronica).
  5. Dermatite erpetiforme: è attualmente considerata come la variante cutanea della malattia celiaca, ovvero la cosiddetta “celiachia della pelle”, e si manifesta soprattutto in corrispondenza di gomiti, ginocchia e glutei.

A seconda dell’intensità ci sono tre forme di celiachia:

  • Classica,
  • Sintomatica  
  • Subclinica

Tutte sono accompagnate da un danneggiamento della mucosa dell’intestino tenue. Esiste inoltre anche una celiachia potenziale, che viene scoperta spesso per caso, anche perché la biopsia (prelievo di tessuto) non evidenzia lesioni.

Una buona nutrizione anche in questo caso è fondamentale, non solo nella scelta di prodotti che devono essere necessariamente senza l’elemento glutine, ma anche per far si che ci sia un sano equilibrio nell’assorbimento dei cibi.

Consiglio

Per una diagnosi certa  vi invito a rivolgervi al vostro medico, i colleghi sapranno indirizzarvi al presidio ospedaliero della vostra città o regione presso il quale la diagnosi potrà essere effettuata tramite il già noto Protocollo ufficiale per la celiachia.

 

Cosa è la disbiosi intestinale

Disbiosi intestinale tutto quello che è necessario sapere

Disbiosi intestinale cos’è

La Disbiosi intestinale è uno stato fisiopatologico, che predispone ad una serie di patologie. Esso consiste in un alterazione degli enzimi intestinali e della flora batterica che vive all’interno del nostro intestino, chiamata anche microbiotica intestinale.

disbiosi intestinale

La Flora batterica intestinale, come quella di tutto l’apparato digerente, è l’insieme dei microorganismi presenti nel sistema digestivo, che aiutano e coadiuvano la digestione degli alimenti che assumiamo, la scissione dei nutrienti e degli elementi chimici presenti nel cibo.

Una flora batterica equilibrata è molto utile all’organismo e crea una condizione di equilibrio che prende il nome di “eubiosi“. L’intestino in particolare è popolato da un numero impressionante di microorganismi, questi, infatti, superano le cellule in numero di un fattore di 10:1.

Sono circa 400 i micro-batteri diversi che possono essere trovati nel nostro apparato digerente, a seconda della loro localizzazione. Nel colon  si trovano i batteri anaerobici, i bifidobatteri, mentre nell’intestino tenue vi è una forte presenza di batteri aerobici, come i lattobacilli.

Disbiosi intestinale sintomi

I sintomi della disbiosi intestinale sono dei più vari e non vanno sottovalutati, consistono in questa alterazione appena citata di enzimi intestinali e della flora batterica che vive all’interno dell’intestino, questo squilibrio può portare ad una serie di disturbi.

Tra i più comuni ne espongo qui alcuni

Disbiosi sintomi

  • Gonfiori
  • Maldigestione
  • Meteorismo
  • Nausea
  • Vomito
  • Flautolenza
  • disturbi dell’alvo
  • Diarrea
  • Mancanza di forze
  • Cambiamenti dell’umore
  • Disturbi del sonno

fino ad arrivare nelle donne a cistite e candida vaginale, nei casi più gravi, o anche a casi di steatorrea, che consiste nella presenza abbondante di grasso nelle feci.

Questo non è un problema grave, ma è riconducibile spesso ad un’alimentazione sbagliata, che riconduce anche alla disbiosi, e al malassorbimento, che potrebbe causare anche sangue nelle feci.

Cosa provoca e perché viene la Disbiosi intestinale

Le cause sono diverse e molteplici, oltre alle volte essere un fatto puramente genetico dato dalla nostra mappatura genetica, vanno ricercate soprattutto in una non corretta alimentazione, con eccessi alimentari di zuccheri, di alcol, o di carne, accompagnati magari dalla carenza di alimenti vegetali.

Altre possibili cause sono da ricercarsi in terapie antibiotiche, antiacide con inibitori della pompa protonica, abuso di lassativi, trattamenti ormonali, malattie epatiche, gastriche, pancreatiche, delle vie biliari, disordini di malassorbimento, patologie enteriche.

Infine cause come:

  • Intolleranze alimentari
  • Infezioni intestinali
  • Fumo
  • stress
  • Vita sedentaria

In relazione a quanto sopra, devo purtroppo far notare come fra le cause elencate è sempre più presente l’eccessivo utilizzo, spesso non giustificato di antibiotici.

Questo è un argomento che mi preme molto, perché tento continuamente di far capire ai miei pazienti che gli antibiotici sono un salvavita ed è opportuno prenderli, ma quando il nostro medico ce li prescrive, mentre invece io mi accorgo che in molti ne fanno un uso spropositato, non solo, ma decidono loro come e quando prenderli, questo non è bene, perché per esempio proprio nel caso della disbiosi intestinale, gli antibiotici con la loro azione arrivano ad uccidere o ridurre l’azione dei batteri intestinali residenti, quelli che per intenderci buoni.

Pertanto, proprio in relazione a questo è importante, se è necessario farne uso, assumere fermenti lattici in grande quantità.

Disbiosi intestinale dieta

Un particolare focus lo indirizzo proprio sul primo punto da me riportato e cioè la non corretta alimentazione, infatti le diete squilibrate meritano forse il primo posto tra questi grandi gruppi, dal momento che, nelle società sviluppate occidentali, sono ormai la norma e non l’eccezione.

Sono diete in genere carenti di fibre e alimenti fermentati, e molto ricche, invece, di proteine animali, zuccheri semplici e grassi vegetali parzialmente idrogenati o trans.

A ciò si aggiunge un consumo eccessivo, quasi quotidiano, di alimenti precotti o cibo spazzatura del genere fast-food, un abuso di edulcoranti artificiali, l’ingestione di alimenti contenenti nitrati, mercurio e altri metalli impossibili da eliminare per l’organismo, oppure protetti da confezioni realizzate con bisfenolo A (BPA) o, ancora, prodotti ricorrendo a quantità impietose di pesticidi agricoli.

Tipologie di Disbiosi 

E’ possibile individuare cinque diverse tipologie di Disbiosi :

Disbiosi carenziale: conseguente ad un deficit di flora batterica intestinale ( bificobatteri e lattobacilli), per lo più favorito da un alimentazione povera di fibre solubili e /o ricca di alimenti confezionati, raffinati, sterilizzati, oppure conseguente a trattamenti con antibiotici;

Disbiosi putrefattiva: favorita da una dieta eccessivamente ricca di grassi animali e carni povere di fibre

Disbiosi fermentativa:caratterizzata da una condizione di relativa intolleranza ai carboidrati o per eccessivo consumo di zuccheri semplici, porta ad un accentuata fermentazione batterica.

Disbiosi da sensibilizzazione causata da una risposta immunitaria, a componenti della microflora batterica intestinale fisiologica ( deficit della barriera immunitaria)

Disbiosi da funghi candida intestinale e lieviti in eccesso legata alla sovra crescita di saccaromiceti ( funghi) o della candida, favorita da una dieta di zuccheri semplici, alimenti lievitati carboidrati raffinati e poveri in fibre.

Disbiosi intestinale cura efficace e consigli utili per affrontarla al meglio.

Consigli utili

Uno stile di vita sano con alimentazione bilanciata priva di cibi “dannosi” , abbinata all’assunzione di prebiotici e probiotici, specifici per il tipo di disbiosi di cui si soffre, contribuiscono a migliorare lo stato di salute del proprio intestino e dell’intero organismo.

Cosa mangiare

  1. Mangiare poco e spesso, senza associare troppi cibi diversi, nell’ambito di uno stesso pasto ( meglio consumare solo carboidrati a pranzo, e meglio proteine a cena):
  2. Evitare i cosiddetti cibi spazzatura
  3. Consumare verdura cotta o cruda ( le verdure fanno crescere bene i batteri intestinali e fra le verdure è meglio scegliere quelle amare, perché depurative del fegato (Cicoria, Catalogna, Rucola)
  4. Consumare frutta come spuntino non attaccare ai pasti, per evitare fenomeni fermentativi fastidiosi
  5. Bere molto per aiutare la depurazione e l’eliminazione di tossine

Cosa non mangiare

  1. Cibi contenenti lievito
  2. Tutti i cibi la cui preparazione dipende dalla fermentazione: formaggi freschi, creme acide, panna e derivati, ricotta e latte
  3. Funghi e tartufi
  4. Tutti i legumi ( Ceci, lenticchie, fave, fagioli e piselli)
  5. Verdure a foglie larga ( Spinaci, Rape, Lattuga, etc)
  6. Zucchero e cibi contenenti zucchero , mele , melassa, sciroppo di acero, zucchero d’acero, zucchero di dattero e dolci vari
  7. Bevande gassate esclusa l’acqua e zuccherate
  8. Alimenti inscatolati, preconfezionati, e raffinati comprese le bevande in lattina che contengono coloranti e conservanti eccipienti aromatizzanti con l’aggiunta spesso di zuccheri raffinati
  9. Frutta ricca di zucchero: fichi secchi, o freschi, uva, melone, angurie, melassa e more, cachi (loti)
  10. Prodotti al malto, bevande al latte di malto, cereali e dolci
  11. Condimenti, salse e cibi, contenenti aceto, mostarda, ketchup, maionese, semi di soia,sottaceti, crauti.

Fare il Test è un buon inizio!

Disbiosi intestinale Test

Una delle prime cose da fare per curare la disbiosi intestinale è fare il Test diagnostico.

E’ possibile, infatti, valutare la disbiosi intestinale attraverso biomarcatori rilevabili dalle urine, che consentono di evidenziare l’eccesso o l’assenza di prodotti derivati dalle attività metaboliche della flora batterica intestinale.

Il test rileva la presenza nelle urine di due metaboliti, la cui presenza nelle urine è indice di disbiosi, e sono l’INDICANO e SCATOLO, i quali permettono di verificare l’eventuale presenza di fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale: un elevato livello di Indicano urinario è indice di disbiosi intestinale a livello dell’intestino tenue, mentre alti livelli di Scatolo indicano una disbiosi intestinale a livello dell’intestino crasso.

Ecco la tabella di seguito che vi fa capire quali sono i livelli per valutarne l’assenza o la presenza della disbiosi.

Test disbiosi intestinale

 

Dove i valori per entrambi i marcatori, sono così ripartiti:

fra 0 – 10 mg/l –   Assenti

fra 10 – 20 mg/l – Lieve

fra 20 – 40 mg/l – Media 

> 40 mg/l Grave

INFORMAZIONI SUL TEST 

E’ possibile avere informazioni sulle modalità del Test chiamando e fissando un colloquio con me, chiamando lo 081 19576949 segreteria oppure il mobile sempre della segreteria + 39 320 2336990 

DOVE SI PUO’ FARE 

Nel mio centro di Cercola (Napoli) – Via Ferrovia 86.

PREZZO

60,00 €

il colesterolo alto

Abbassare il colesterolo, ecco alcuni consigli

Per abbassare il colesterolo ci sono essenzialmente due cose da fare: mangiare meno e meglio, muoversi di più. Dato che continuamente nel mio studio i miei pazienti mi chiedono sempre come fare, come comportarsi al meglio nei confronti di questo male, ho deciso di scrivere alcuni consigli in merito.
Esistono anche alcuni rimedi naturali che possono aiutare.

come abbassare il colesterolo

Come abbassare il colesterolo, ecco i consigli naturali

Il colesterolo alto è un male molto comune; le cause principali sono da ricercare nello stile di vita, nella dieta e nella genetica.
Alcune persone, infatti, hanno una predisposizione a produrlo in eccesso; in tutti i casi, però, per abbassare il colesterolo è importante seguire una dieta corretta e uno stile di vita attivo.

Come abbassare il colesterolo con la dieta

La lotta contro il colesterolo alto non può prescindere da una corretta alimentazione. Ecco alcuni consigli utili:

  • Bere molta acqua, almeno un litro e mezzo al giorno.
    Limitare il consumo di alcolici. Un bicchiere di vino rosso ai pasti ogni tanto è consentito, ma sarebbe opportuno abolire i superalcolici.
  • Eliminare le bibite e tutte le bevande zuccherate. In generale, non esagerare con il consumo di zuccheri.
  • Evitare di mangiare dolci industriali e preferire quelli caserecci.
  • Ridurre al minimo i condimenti grassi; l’unico condimento grasso consigliabile è l’olio extravergine d’oliva. Ci sono altri oli vegetali che, per la loro composizione, possono essere utilizzati in una dieta per abbassare il colesterolo, per esempio l’olio di germe di grano, ma bisogna conoscerli bene per non usarli in modo errato.

Molti oli vegetali con buone caratteristiche anticolesterolo, infatti, possono essere consumati solo a crudo e non sono adatti per l’uso in cucina.

  • Evitare i piatti pronti, spesso troppo ricchi di grassi, e limitare moltissimo il consumo di insaccati. Chi ama mangiare carne dovrebbe scegliere le carni magre e non esagerare con le quantità. Il pesce è preferibile alla carne, soprattutto quello azzurro;
  • I prodotti caseari non sono completamente vietati, come spesso si pensa. L’importante è portare in tavola solo quelli magri: ricotta vaccina, yogurt e latte scremato sono i più consigliabili.
  • Limitare il consumo di uova. Non bisognerebbe superare le due uova a settimana.
  • Consumare almeno due porzioni di verdura al giorno, cucinate e condite in maniera semplice.
  • Mangiare due o tre porzioni di frutta al giorno, scegliendo quella meno calorica, per esempio le arance, che vanno bene anche per chi soffre di diabete. Il discorso sulle calorie è importante quando si vuole abbassare il colesterolo in quanto il sovrappeso favorisce l’aumento della colesterolemia.
  • Aumentare il consumo di legumi.
  • Attenzione ai metodi di cottura. Evitare la frittura e cuocere gli alimenti preferibilmente al vapore, bolliti e al forno, insaporendo con aromi piuttosto che con grassi.

Come abbassare il colesterolo con altri rimedi naturali

Come abbassare il colesterolo con lo sport

Se volete abbassare il colesterolo c’è un’altra cosa che dovresti fare: muoverti. La lotta al colesterolo alto è più efficace quando si pratica un’attività di tipo aerobico, almeno due o tre volte a settimana.
La natura e la durata degli allenamenti dipendono dalle caratteristiche individuali, per esempio età, condizioni di salute generali e grado di allenamento.
È inoltre importante seguire uno stile di vita attivo. Per muoversi di più a volte basta cambiare qualche abitudine, per esempio camminare molto, anziché prendere sempre l’auto, e fare le scale a piedi.

Come abbassare il colesterolo con altri rimedi naturali

Esistono integratori naturali che aiutano ad abbassare il colesterolo e a raggiungere risultati maggiori rispetto alla sola dieta anticolesterolo, che va comunque sempre rispettata.

  • Riso rosso fermentato. Il riso rosso fermentato contiene monacolina K, una sostanza con una struttura molto simile a quella della lovastatina, una statina (le statine sono i farmaci più utilizzati nel trattamento del colesterolo alto). Gli integratori a base di riso rosso fermentato non sono tutti uguali e non tutti, dunque, hanno la stessa efficacia nell’abbassare il colesterolo. Molto dipende dalla quantità di monacolina K in essi contenuta, che varia da prodotto a prodotto.
  • Lecitina di soia. La lecitina di soia è una sostanza emulsionante che deriva dalla lavorazione diretta dei fagioli di soia. Una delle sue principali qualità è proprio quella di abbassare il colesterolo. In commercio la si può trovare in compresse, in granuli e in polvere. Quella in granuli può essere utilizzata sia come integratore sia come ingrediente in cucina ed è perfetta soprattutto per ottenere creme e dolci caserecci.
  • Vitamina C, vitamina E, vitamine del gruppo B e tutte le altre sostanze antiossidanti vengono solitamente menzionate tra i rimedi per abbassare il colesterolo.

E il tè verde? Se ne sente parlare spesso, quando si parla di lotta al colesterolo alto. In effetti, grazie soprattutto alle catechine, sostanze dall’elevato potere antiossidante, può essere utile per abbassare il colesterolo nel contesto di una dieta adeguata e di uno stile di vita sufficientemente attivo.
Come sempre però il mio consiglio è assumere ma non esagerare con l’assunzione di cibi e sostanze anche se pensiamo poi possano portarci bene, ma a lungo andare potrebbero crearci problemi per cui attenzione sempre.

salvare la fertilità

Salvare la Fertilità anche con alimentazione corretta

Salvare la fertilità, sia femminile che maschile, vuole dire anche impiantare fin dall’adolescenza, una serie di regole importanti per il nostro futuro di mamme.

fertilità

Pertanto una giusta alimentazione, una regola di attività fisica, astenersi da alcol, fumo e stupefacenti sono alcune delle regole da seguire da garanzia per la fertilità futura.

Condurre fin dall’adolescenza una vita poco regolata, trascurando attività fisica e corretta alimentazione, indulgendo nel consumo di alcol o non disdegnando il consumo più o meno occasionale di droghe può essere deleterio per la fertilità sia maschile sia femminile.

fertilità adolescenza

Questo è anche quanto emerge dagli ultimi studi in materia.   L’adolescenza, infatti, rappresenta il periodo in cui la propria identità genetica e il tipo di alimentazione influenzano di più l’adeguatezza del microbiota, (l’insieme dei microrganismi che albergano nell’intestino).

Da ciò la necessità di un’adeguata informazione per contrastare gli effetti di una pubblicità spesso martellante, riducendo l’utilizzo a volte eccessivo di conservanti o composti inappropriati per quello che oggi viene chiamato il cervello enterico.

L’attività fisica, se regolare e ben proporzionata, rappresenta poi una risorsa fondamentale per un buon equilibrio metabolico e un adeguato sviluppo del sistema muscolo-scheletrico e vascolare.fertilità

Fertilità: Le regole della salvarle

In generale le raccomandazioni alimentari a favore della fertilità sono:

evitare i grassi saturi, preferire pane, pasta e riso integrali, assumere proteine vegetali, puntare su prodotti stagionali e prevedere l’assunzione regolare di frutta e verdura.

Sul fronte maschile viene raccomandata l’assunzione di antiossidanti – come ciliegie, cioccolato fondente, carote e tè verde – che permettono di combattere lo stress ossidativo determinato da colesterolo, diabete, fumo, che può danneggiare il processo di spermatogenesi, ovvero la produzione di spermatozoi.

Comportamenti a rischio

Oltre all’alimentazione scorretta, quindi anche l’alcol e il fumo hanno precise ricadute sulla fertilità e risultano associati a comportamenti sessuali a rischio.

L’alcol modifica la produzione di ormoni e non favorisce le prestazioni sessuali, mentre le droghe, da quelle considerate meno pericolose a quelle riconosciute come più dannose, possono produrre una riduzione diretta o indiretta delle capacità riproduttive.

 

 

Cibi che causano il mal di testa

Mal di testa un alimentazione sana può prevenirlo

Dai risultati degli ultimi dati si nota come i casi di Mal di testa siano aumentati a dismisura.

Mal di testa

Oramai la cefalea affligge tra il 60 e il 90% della popolazione. Non stiamo parlando ovviamente di mal di testa comuni ma di vere e proprie emicranie.

In caso di manifestazioni sporadiche e/o occasionali, non causa grossi problemi, ma se gli episodi diventano frequenti e severi (dolorosi), può compromettere l’efficienza, la capacità lavorativa, i rapporti familiari e sociali con conseguenze anche pesanti sulla qualità della vita.

L’alimentazione , e quindi una dieta non corretta, nel discorso cefalea centra moltissimo avendo questo un ruolo importante dovuto alla scelta non sana di cibo.

Alcol, fumo e dieta fra i fattori che possono influire sull’insorgenza della cefalea.

dieta mal di testa

Ma quali gli alimenti più nocivi per chi soffre di cefalea ?

Il problema dell’influenza della dieta sulla cefalea non è ancora del tutto chiarito perché non sempre, chi soffre di cefalea, riesce a riconoscere alimenti che scatenano l’attacco. Tuttavia, la riduzione o l’abolizione di alcuni alimenti può essere utile nel ridurre le crisi.

Tra questi i principia sono i cibi dalla digestione particolarmente complessa come gli agrumi, le cipolle, i crauti, le olive in salamoia, la frutta secca link interno con me in guscio, il pane e la pizza caldi (appena sfornati), le banane mature, il cioccolato, i fritti, il caffè (in modica quantità al contrario può anche essere benefico), il tè e le bevande contenenti caffeina e teina, pesce secco salato.

Anche latte, yogurt e panna acida dovrebbero essere consumati con attenzione. Inoltre è bene fare attenzione anche ad alcune sostanze contenute negli alimenti: in particolare ai nitrati usati per conservare salumi e insaccati, alla tiramina presente nei formaggi stagionati, al glutammato di sodio usato nei dadi per bordo e nelle zuppe pronte in busta o nella cucina cinese, ai tannini del vino rosso.

Ma non fanno bene alla cefalea neppure il digiuno e le diete troppo drastiche che causano un’alterazione del livello degli zuccheri.

Quali sono invece i cibi consentiti

Aiutano invece a proteggere dalla cefalea pane, pasta e riso (soprattutto integrali), frutta e verdura fresche, legumi freschi o secchi che si digeriscono senza problemi (le lenticchie sono tra i più adatti), pesce fresco, non affumicato e non salato, carne fresca (ancora meglio se bianca), succhi, spremute, centrifugati freschi.

Poiché anche la sensibilità agli alimenti è soggettiva, chi soffre di cefalea dovrebbe cercare di prestare attenzione ad ogni possibile correlazione tra insorgenza dei sintomi e pasto precedente, in modo tale da individuare esattamente il cibo, o i cibi, che provocano o aggravano gli attacchi.

Le indicazioni generali sono comunque quelle di una dieta bilanciata in alimenti come la carne e le verdure fresche, evitando troppo sale e associando periodicamente all’alimentazione vitamine e sali minerali, soprattutto in estate e in caso di gravidanza.

La Cottura 

Anche il tipo di cottura ha la sua importanza. Se errata, infatti, può contribuire ad aumentare la formazione di composti tossici e a diminuire il potere nutritivo degli alimenti a causa della distruzione di alcune vitamine (quelle termolabili) e/o delle proteine.

Sono da privilegiare le cotture a vapore o in forno a microonde, mentre meno indicate (e da usare limitatamente) sono la frittura, la cottura in forno elettrico, alla brace, all’acqua (bollitura), al calore umido (brasata) e nei grassi.

 

dieta indicata per chi soffre di dolore cronico

Dolore cronico qual è la dieta più indicata per chi soffre

Non esiste una dieta più o meno indicata per evitare l’accentuazione di dolori per chi soffre di dolore cronico, ma esiste un regime alimentare più corretto, una scelta mirata di cibi rispetto ad altri .dolore cronico

La dieta deve essere inoltre la più variata possibilesenza escludere determinati alimenti, ma cercando di abbinarli correttamente agli altri e soprattutto di cucinarli in modo migliore.

Una dieta ricca di frutta e di verdura è, sicuramente una dieta antinfiammatoria, ma questo non significa che bisogna escludere carne e pesce.

Serve scegliere ponderatamente tutti gli alimenti presenti in natura. Una cosa fondamentale è bilanciarli ogni giorno con tutto quello che viene acquisito dal paziente. Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità.

dolore cronico alimentazione

Sono sconsigliati gli alimenti pro-infiammatori quali:

  • quelli contenenti farine raffinate: sono considerate migliori quelle integrali,
  • le carni conservate, come salumi e insaccati, soprattutto quelli di derivazione suina.

È bene ponderare anche l’utilizzo dello zucchero raffinato e quello del sale. Meglio sostituire questi aromatizzanti a delle spezie che hanno anche proprietà antinfiammatorie.

In merito alle singole sostanze, è stato recentemente dimostrato, come l’assunzione di un derivato della curcuma da parte di un paziente con osteo artrosi dia un risultato riconducibile all’assunzione di paracetamolo. Altri studi sugli acidi grassi Omega3, zenzero, frutta e verdure hanno dato risultati analoghi.

La mia raccomandazione è non cadere nella medicina non convenzionale, nell’esoterismo, nella naturo patia a tutti i costi.  La terapia medica non va sostituita con l’integrazione di un alimento.

Questo può provocare un miglioramento, più energie, meno insonnia, più benessere, ma non deve essere assolutamente l’unica via per risolvere il problema. Ripeto e lo ripeterò fino a stancarmi il fai da te in alcune patologie può fare più danno che altro.

 

 

 

Agrumi e Diabete

Diabete, quali frutti si possono mangiare

Diabete quali frutti si possono mangiare

Grazie alla domanda consigliata da un mio paziente ho pensato di scrivere questo post, perché ho capito che vi è molta confusione in merito ai frutti zuccherini e il diabete.

Perché effettivamente, nessuno o molte poche persone, sono realmente informati su quali sia la reale frutta zuccherina da evitare quindi e quali frutti possono mangiare i diabetici.

Quando si parla di diabete quali frutti mangiare e di glicemia, e quindi frutta zuccherina e indice glicemico alta si scatenano le leggende metropolitane e i falsi miti. E’ facile imbattersi in pareri contrastanti e in coloro che sconsigliano, in chi soffre di diabete, tutti i frutti tranne la mela. Spesso i frutti contenenti più zuccheri vengono banditi.

Quali frutti si possono mangiare con il Diabete

Io vi dico dai miei studi fatti che non è proprio così.

E’ risaputo che la frutta contiene zuccheri, alcuni frutti, poi più di altri, ma per poter conciliare diabete e consumo di frutta occorre considerare il “carico glicemico” del frutto e del pasto in cui si consuma frutta.

Questo perché la quantità totale di carboidrati ricavati dagli  alimenti assunti è spesso più importante dell’indice glicemico.

Cosa significa?

Possiamo dire che è la porzione a fare la differenza: la frutta zuccherina non deve essere per forza allontanata dalla tavola ma occorre consumarne una porzione ridotta.

frutti zuccherini

Insomma se ho il diabete quale frutta mangiare? 

A questa domanda sul diabete quale frutta mangiare, io solitamente rispondo sempre così e cioè che chi soffre di diabete, dovrebbe consumare una porzione di frutta che contenga al massimo 15 g di carboidrati/zuccheri. La frutta per diabetici è l’equilibrio giusto per evitare insorgere di aumenti di insulina.

A quanto corrisponda la porzione di frutta non è facile da determinare, dipende innanzitutto dalla quantità di zuccheri presenti nel frutto. Quindi per i frutti più zuccherini la porzione sarà minore rispetto ai frutti con minor contenuto di carboidrati.

Inoltre c’è da considerare anche che la quantità di zuccheri dipende dal grado di maturazione e che la velocità con cui i carboidrati saranno assorbiti dipende anche dalla contemporanea assunzione di altri nutrienti e dalla presenza di fibra alimentare, già naturalmente presente nella maggior parte dei frutti.

Più fibra c’è e minore è il picco glicemico raggiunto dopo la digestione.

Nota bene: succhi di frutta e spremute, anche se non hanno zuccheri aggiunti, hanno un indice glicemico più alto del frutto consumato in maniera intera.

Inoltre c’è da considerare che non tutti i diabetici sono uguali nelle loro condizioni, nel loro metabolismo e di conseguenza nei loro fabbisogni nutrizionali, quindi identificare con certezza la porzione non è mai semplice.

Sarebbe opportuno che la persona diabetica impari a fare delle prove e a controllare le risposte glicemiche con l’automisurazione della glicemia in modo tale da identificare la porzione che il suo metabolismo è in grado di tollerare senza avere picchi glicemici elevati.

frutti bosco diabete

Quali frutti posso mangiare ?

Non esistono divieti assoluti ma occorre imparare a gestire quantità e frequenza di consumo. I frutti zuccherini, come cachifichibananeuvafrutta essiccatafrutta sciroppata, sono generalmente sconsigliati e se ne raccomanda un consumo moderato in quantità e frequenza.

Altri frutti freschi come mele, prugne, peraagrumilamponimirtilli e frutti di bosco, nespolealbicocchepesche possono essere consumate quotidianamente con la raccomandazione di imparare a gestire la porzione e la frequenza in funzione dell’andamento della glicemia, in particolare per la pesca.

Posso mangiare la frutta dopo il pasto?  

Fate attenzione al consumo di frutta dopo un pasto già ricco di carboidrati. Se si mangia la pizza, o la pasta o del pane e poi una coppetta di fragole e dopo il pasto la glicemia risulta alta non è colpa delle fragole ma della grande quantità di carboidrati assunti. Può capitare che si verifichi che la glicemia è alta e che se ne attribuisca la causa alla frutta. In realtà è il carico glicemico del pasto ad essere stato eccessivo.

Conclusioni e mio consiglio

Considerato, dunque, che la frutta fresca e di stagione apporta una serie di nutrienti e sostanze utili non andrebbe eliminata, ma andrebbero ridotte le porzioni degli altri alimenti ricchi di zuccheri del pasto, mantenendo anche la frutta in una proporzione reciproca che permette di tenere i livelli di glicemia sotto controllo.

 

cistite come curarla

Cistite che alimentazione avere

Cistite :parliamone

Ti sarai certamente chiesta molte volte quali alimenti è meglio usare e quali invece evitare in caso di ripetuti episodi di cistite.

cistite

Così come avviene per tutte le condizioni in cui l’alimentazione corretta può fare la differenza, anche per la cistite ricorrente è bene seguire le raccomandazioni per una corretta alimentazione per la popolazione generale in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande ed alimenti ricchi di zuccheri e alla corretta assunzione di adeguate porzioni di frutta e verdura.

  • Si deve mantenere una buona idratazione, incrementare il consumo di fibra e privilegiare (non evitare) il consumo di alimenti che acidificano le urine, ciò aiuta a contrastare l’aderenza dei batteri alla parete mucosa della vescica.
  • È meglio evitare del tutto: alcolici potenti irritanti di tutte le mucose dell’organismo, vescica compresa – caffè, tè e bevande contenenti caffeina; peperoncino, pepe e spezie piccanti in generale perché possono agire come irritanti della vescica; formaggi piccanti; zuccheri semplici perché facilitano la crescita batterica (cioccolato, gelati, dolciumi, bevande zuccherine.)
  • In particolare vanno evitati anche i dolcificanti artificiali (in pastiglie o contenuti in alcuni yogurt, marmellate, prodotti da forno e bibite).
  • Abbandonare i condimenti grassi come burro, lardo, margarine, fritture e intingoli.
  • Bandire gli insaccati e le salse a base di senape, maionese e ketchup .
  • È sempre meglio ridurre il sale.
  • Della carne è consigliabile preferire quella proveniente da tagli magri, privata del grasso visibile, e preparata con metodi di cottura semplici. Evitare quelle affumicate.
  • Consumare: almeno 2 Litri di acqua al giorno; almeno una porzione di verdure a pasto per apportare vitamine, sali minerali e antiossidanti.
  • Preferire verdure con poco sodio e molto potassio tra cui: cavolfiori, finocchi, carote, lattuga, broccoli, spinaci.
  • Circa tre frutti al giorno meglio consumati con la buccia dopo averli ben lavati. In particolare mirtilli, ribes, kiwi e frutti di bosco rinforzano le vie urinarie e il sistema immunitario perché sono ricchi in vitamina C. Mangiare anche frutta cotta (preferibilmente pere o prugne). Anche anguria e ananas sono indicati per il loro basso contenuto di sodio, elevato apporto di potassio ed effetto drenante.

il problema cistite

  • Ottime le tisane e gli infusi ad esempio al timo, disinfettante naturale delle vie urinarie. 
  • Aglio e cipolla se graditi sono ottimi per le loro proprietà antimicrobiche e immunostimolanti. Sedano e prezzemolo in virtù della loro azione diuretica.
  • I cereali integrali sono da preferire a quelli raffinati.
  • Il pesce fresco e i formaggi freschi sono sempre consentiti.
  • Olio extravergine d’oliva a crudo per condire gli alimenti.
  • Latte fermentato e suoi derivati, come lo yogurt; oppure fermenti lattici (probiotici) a cicli possono infine aiutare a regolarizzare la diuresi e le funzioni intestinali.