copertina-nutrire vegano

Il veganismo è un movimento che propone l’adozione di uno stile di vita proprio di una società basata idealmente su risorse non provenienti dal regno animale. Le diete vegetariane sono dei modelli nutrizionali che escludono dall’alimentazione la carne di qualsiasi animale e tutti i prodotti di origine animale. La dieta vegana è basata su: cereali, legumi, verdura, frutta e semi.

nutrizione vegana

Mentre nel regime latto-ovo-vegetariano alcuni cibi quali latte, formaggi, uova e miele sono concessi, nella dieta vegana non vengono ammessi, così come anche:

  • Cosmetici e farmaci basati sulla sperimentazione animale o contenenti ingredienti derivanti da questo regno biologico;
  • Tessuti di seta o lana;
  • Vegetali coltivati mediante l’uso di fertilizzanti di origine animale (farina di sangue, ossa e corna, farina di pesce, ecc..).

In maniera simile agli altri regimi alimentari “anticonformisti”, anche la dieta vegana è definita uno “stile di vita”. Infatti, i vegani rispettano dei principi etici, filosofici e politici ben precisi che vanno al di là dell’alimentazione e si avvalgono di una serie di comportamenti o abitudini utili ad evitare qualsiasi forma di crudeltà verso l’ambiente e gli uomini.

mangiare vegano

COSA MANGIANO? Capire cosa mangiano i vegani è piuttosto semplice: cereali, legumi, frutta, verdura, semi oleosi e frutta secca costituiscono la base di un’alimentazione 100% vegetale, ai quali si possono aggiungere (in via del tutto opzionale) anche alimenti come seitan, tofu, tempeh e simili. Le ricette da provare sono tantissime: antipasti, primi piatti, secondi e dolci vegani tutti eccezionali, gustosi e invitanti. L’alimentazione vegana, quindi, non solo è adatta a tutti e a qualsiasi età, ma è anche un insieme di alimenti, sapori e gusti spesso nuovi e originali.

Le motivazioni per le quali la dieta vegana sta riscuotendo un discreto successo sono diverse:

  1. Innanzitutto, ricordiamo che alcune religioni/filosofie orientali aboliscono totalmente il consumo di prodotti animali, pertanto, la conversione è pressoché automatica.
  2. In secondo luogo, pur non intraprendendo iter spirituali che necessitano la privazione di questi alimenti, molti vegani scelgono di privarsene a scopo puramente “etico“. Alla base della dieta vegana è quindi presente un forte rispetto verso tutte le forme di vita, che estende il “diritto alla stessa” – oltre che all’uomo – anche verso le creature del mondo animale.
  3. Per ultime ma non meno importanti, le motivazioni salutistiche; la dieta vegana si avvale di una scelta alimentare orientata totalmente sui prodotti di origine vegetale e pertanto prescinde da ogni rischio in qualche modo legato all’abuso di cibi derivanti dagli animali. Ci teniamo a precisare, prima di tutto, che si tratta per lo più di “malattie del benessere” (dislipidemie, diabete mellito tipo 2, ipertensione, iperuricemia, coronaropatie, ecc..) associate a sovrappeso e sedentarietà. La correlazione con i cibi di origine animale è pertanto fuorviante, siccome prescinde dallo stile di vita generale assunto dalla popolazione studiata – ergo: un regime onnivoro equilibrato, associato a normopeso e attività fisica auspicabile ha il minor indice di rischio possibile.

 

A tal proposito, il medico statunitense Mc Dougall propone un regime alimentare ispirato alla dieta vegana per combattere molte delle patologie contemporanee riconducibili ad una nutrizione scorretta o poco equilibrata; trattasi di uno schema dietetico ipocalorico ad elevatissimo contenuto in fibre.

Oltre a Mc Dugal, anche altri medici come Mark e Virginia Messina sostengono il salutismo indotto dalla dieta vegana; essi affermano che il rischio cardiovascolare può essere ridotto notevolmente abbattendo la quota di tutti i grassi apportati con l’alimentazione. I due medici consigliano quindi di discriminare totalmente gli alimenti di origine animale ma anche tutti gli alimenti di origine vegetale oleosi (frutta secca, olive ecc) o comunque grassi (come il tofu).

Sia chiaro che qualsiasi regime alimentare simile è assolutamente in disequilibrio con le reali necessità dell’essere umano, quindi potenzialmente dannoso nel lungo termine se non compensato artificialmente.

Risulta insufficiente e necessita spesso dell’integrazione alimentare o del compenso farmacologico l’apporto di:

  • Alcune vitamine: cobalamina (vit. B12), calciferolo (vit. D);
  • Acido docosaesaenoico (DHA) ed eicosapentaenoico (EPA) – due importantissimi acidi grassi semiessenziali omega 3;

e spesso anche di:

  • certi amminoacidi essenziali;
  • ferro, calcio, zinco, e iodio.

Pertanto, la dieta vegana non è un regime alimentare consigliabile, specie in periodi “delicati” della vita come l’infanzia, la gravidanza, l’allattamento e la terza età. La dieta vegana tende a far consumare quantità eccessive di fibra alimentare e altri antinutrienti tipo chelanti (ossalati e fitati) e inibitori delle proteasi, favorendo il malassorbimento dei pochi principi nutritivi introdotti.

Il rischio cardio-vascolare associato alla dieta vegana è senz’altro minore rispetto ad una dieta tradizionale contenente grassi animali saturi e colesterolo, ma ciò non toglie che tutte le altre carenze del  aso aumentino significativamente il rischio altre complicanze nutrizionali; tra queste ricordiamo: osteoporosi, anemia perniciosa, anemia sideropenia, ipotiroidismo, neuropatie e spina bifida nel feto. Per queste ragioni, l’adozione della dieta vegana richiede un’attenta supervisione medica in grado di prevenire o colmare eventuali carenze alimentari attraverso l’uso ponderato di integratori specifici ed alimenti fortificati. Molti vegani ritengono che alcuni integratori alimentari vegetali, come la spirulina, siano utili non solo per compensare deficit di minerali ma anche della vitamina B12.

EFFETTI SULLA SALUTE Diverse pubblicazioni degli ultimi anni hanno cercato di determinare in che modo la dieta vegana abbia un impatto in alcune patologie come cancro, malattie cardiache e diabete. Viene riportato una minore incidenza e mortalità per cardiopatia ischemica (-25%) e incidenza di cancro; effetti positivi sono stati riscontrati anche nella prevenzione e trattamento del diabete di tipo 2.

Dott.ssa Marialuisa Conza
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